Stregatti: l’emblema di una crisi

“Gatti!” Ora che ho la vostra attenzione …

Sacro per gli antichi Egizi, oggi, il felino dalle sette vite, si è ripreso il suo ruolo sacrale. Raffigurato e adorato non più su incisioni o dipinti, spopola con incredibile consenso sui social. Video e foto con gatti che giocano, rompono oggetti o semplicemente dormono, fanno impazzire giovani e adulti. Secondo il web in un mese la parola “gatto” viene cercata circa 30 milioni di volte e a confermare la tendenza è l’artista britannico Banksy.

Quasi un anno fa, durante il suo viaggio nella striscia di Gaza, realizzò dei graffiti per mostrare la devastazione di quel territorio, tra questi quello di un gatto sulle macerie delle case di Gaza (qui il video dall’Internazionale). La creatura ha un tenero sguardo e un grazioso fiocco al collo, ed è rappresentato mentre gioca con un gomitolo di ferri.  Lo scopo e il significato del soggetto sono spiegati dallo stesso Banksy che commenta: “Un uomo mi ha chiesto cosa significasse la mia opera e ho spiegato che volevo mostrare la distruzione di Gaza mettendo foto sul mio sito, ma che la gente su internet guarda solo foto di gattini”. Oltre che nell’emblema della guerra, la crisi antropologica, risuona con toni apparentemente più pacifici in alcuni fenomeni che interessano la  crisi economica e la famiglia. Se in quasi tutti i settori si registrano forti crolli, secondo le statistiche, il mercato dei prodotti per animali domestici non ha subito crisi.

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Secondo il rapporto ASSALCO-ZOOMARK 2015 sull’alimentazione e la cura degli animali da compagnia, i numeri del mercato italiano di pet food per cani e gatti è di 1.830 milioni di euro per un totale di 544.000 tonnellate commercializzate.  E se la crisi economica non denuncia un calo nel settore, ma parla velatamente di una crisi dei valori, un’altra si prospetta: quella della famiglia. L’Italia ha raggiunto il fondo della classifica europea per il numero di nuovi nati: nel 2013 si è avuto un calo delle nascite del 3,7% rispetto all’anno precedente. Per quasi l’80% degli italiani la crisi rende la scelta di fare un figlio difficile ed è notevole il numero delle giovani coppie e neo sposati che preferiscono un animale da compagnia ai figli, e non sempre per questioni economiche.

Papa Francesco, che ha scritto un’ Enciclica tutta a favore della tutela del creato, non si fa remore a denunciare il fenomeno: “Questi matrimoni che non vogliono figli, vogliono rimanere senza fecondità.[…] Forse è meglio, è più comodo avere un cagnolino, due gatti, e l’amore va ai due gatti e al cagnolino!”.

Nulla contro i tenerissimi quadrupedi, ma se è vero che “la civiltà di un popolo si misura dal modo in cui tratta gli animali” (Gandhi) è anche vero che la si misura dal modo in cui tratta prima di tutto la persona umana.

 

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