Leonardo DiCaprio e quell’Oscar che si fa più vicino

L’ultima maestosa impresa del regista Alejandro G. Iñárritu (autore di pellicole molto note come Birdman e Biutiful) non è certamente passata inosservata, dopo settimane di attesa e di trailer sui nostri schermi; e se da un lato la trama e la fotografia hanno messo la pulce nell’orecchio ai cinefili, la nomina all’Oscar dell’attore protagonista Leonardo DiCaprio ha scaldato ulteriormente gli animi.

Si sa che la lunga e brillante carriera del caro Leonardo è stata travagliata da non poche delusioni in fatto di nomination sfumate all’ultimo momento e di ruoli mastodontici non sufficientemente ripagati (l’ultimo caso con The Wolf Of Wall Street ha ancora un sapore amaro), ma le sferzate della critica non sembrano aver fermato l’attore nemmeno questa volta. Così, con la sua ultima interpretazione nel film di Iñárritu, ci troviamo davanti ad un DiCaprio più serio, determinato e sconsiderato che mai; già, perchè The Revenant è tutt’altro che una passeggiata nei boschi del North Dakota, è una cruda rappresentazione dei primi dell’Ottocento nei territori coloniali del Nord America, in cui contrabbando, caccia, pulizia etnica e razzie la facevano da padroni. E cruda è anche la recitazione di Leo, che abbandona ogni elemento umano per sopravvivere alla natura selvaggia che lo circonda. Iñárritu si mostra interamente senza filtri e censure, sfociando quasi nel brutale e nel soft-splatter pur di mantenere l’elemento realistico da principio alla fine. Egli stesso ha confessato in un’intervista di aver sfruttato ogni secondo di luce naturale disponibile, senza alterarla minimamente con riflettori e alta tecnologia; insomma, tutto ciò che lo schermo ha da offrire è Natura incontaminata. Persino gli attori sono stati esposti a intemperie, temperature parecchio al di sotto dello zero e attimi di comportamenti animaleschi (DiCaprio stesso si è immerso in un fiume gelato per ben venti minuti e ha addentato un fegato crudo).

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Tutto ciò sembra compensare pesantemente la rara comparsa di dialoghi, che riempiono appena un quarto dell’intera pellicola, caratterizzata quasi per intero da una fotografia mozzafiato. Nei lunghi ed ampi squarci di brughiere gelate, boschetti e selve di conifere immersi nel silenzio che Iñárritu ci mostra, vediamo un solitario Leo fare i conti non solo con le proprie ferite, ma coi propri demoni, di cui gli spettatori vengono costantemente resi partecipi senza mezze misure. Potrebbe quasi sembrare una provocazione atta a smuovere gli animi più restii al cinerealismo che oggi più di ieri viene sottovalutato e persino schernito dai progressisti più legati alla fantascienza.
Ma dove il regista manca di colpire, ecco DiCaprio che mette tutto se stesso in prima linea in senso letterale, affrontando qualunque sfida con sprezzo del rischio, riempiendo i lunghi silenzi con i propri respiri, come per dirci “Io sono qui, io sono vivo”.

Va comunque detto che questa grande storia è già stata premiata ai Golden Globe Awards come miglior film drammatico, per il miglior regista e per il miglior attore di film drammatico. Se considerassimo l’intero range di pellicole interpretate da quest’ultimo, potremmo definire The Revenant come la resa dei conti di un grande attore stanco di essere ignorato, il film più maturo e spietato che Leonardo DiCaprio lascia ai suoi fan e soprattutto ai suoi rivali, sperando che finalmente sia la volta buona anche per lui.

 

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