La Fabbrica del Vapore, lo sfratto e poi?

“ […] Trattando linguaggi artistici e tecnologici che si evolvono in modo esponenziale, il contributo di generazioni che vantano una preziosa e lunga sapienza informativa e operativa, che hanno acquisito una sensibilità per aprirsi in direzioni inedite, che partecipano a comunità e a modalità comunicative inimmaginabili solo qualche tempo fa, il loro contributo è essenziale. Senza di esso e senza un dialogo fitto con questa nuova forma di “sapienza rapida”, nessun sapere sarebbe possibile.” – Paolo Rosa, “Habitat luminosi” da ARTE e MEDIA

Dopo l’acquisto dei locali dello storico cinema Apollo da parte dell’Apple, pronta a costruire uno dei suoi cubi di vetro – in perfetta sintonia con la piazza del Duomo, ovviamente, così come lo erano gli Expo Gate che abbellivano la facciata del Castello Sforzesco – e il grande scandalo, a poche ore di distanza, della messa in vendita delle sale dell’Odeon –  nonostante l’affare sfumato con la Rinascente, le trattative sono ancora in corso con altri possibili acquirenti – un’altra istituzione, recondita e lontana dal centro di Milano, ha subito un duro colpo: la Fabbrica del Vapore, in zona monumentale, ha ricevuto la notifica di sfratto per alcune delle associazioni che storicamente occupano i suoi locali. A ragion del vero, per essere giusti, si dovrebbe trattare di una riapertura dei bandi per l’uso degli spazi, comunque in affitto alle attuali associazioni da più di un decennio.

Per chi non la conoscesse, la Fabbrica del Vapore (FDVLab, qui), che sorge sull’ex sede della Carminati & Toselli, impresa che si occupava di pezzi di ricambio per ferrovie e tramvie, è ad oggi uno spazio polifunzionale, in cui Associazioni Culturali, Società ed Operatori della Cultura organizzano una serie di attività in tema e creano contenuti di un certo peso culturale e umano. Un progetto di valore e uno spazio grande, quindi, che nonostante tutto non hai mai avuto una vera riconoscibilità in città, un problema che in un certo senso ha avuto riflesso anche nell’effettiva partecipazione del pubblico.

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Ciò nonostante, a seguito della dichiarazione del comune di Milano, Internet si è scatenato, perché dietro la rimessa in discussione dell’assegnazione degli spazi della Fabbrica del Vapore al fine – giustamente – di svecchiarsi e di promuovere nuovi progetti culturali più vicini al settore pubblico – con le elezioni a pochi mesi – si potrebbe nascondere l’intenzione da parte della direzione comunale di riassegnare arbitrariamente la struttura ad altri fini,con l’immenso rischio di disperdere un patrimonio di competenze,archivi e collaborazioni maturate negli anni (qui la petizione di change.org per chiedere una moratoria al Sindaco Giuliano Pisapia).

Comunque ci troviamo di fronte ad un altro esempio dell’impoverimento culturale che Milano sta subendo in questi ultimi tempi, con l’annullamento di numerosi centri e punti di riferimento, prima di tutto i Cinema: è, infatti, lunga la lista dei “defunti” come Excelsior, President e Manzoni. I sopravvissuti continuano comunque a combattere, con l’Anteo che sta per diventare palazzo del cinema e con Spazio Oberdan che ha appena concluso una fortunata rassegna dedicata al Duca Bianco, scomparso a Gennaio.

Non tutto è – ancora – perduto.

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