La Statale Arte, l’Università diventa un museo all’aperto

La Statale Arte è un progetto nato pochi mesi fa dall’idea di voler avvicinare il più grande ateneo milanese all’arte contemporanea e di rendere questa più vicina e fruibile da tutti i cittadini. Il cortile seicentesco della Cà Granda in via Festa del Perdono diventa così sede di installazioni site specific create da artisti a cui è chiesto di dar vita ad un’opera in grado di dialogare con l’ambiente circostante, le opere potranno essere viste da chiunque gratuitamente e due volte a settimana, con una visita guidata tenuta dagli stessi studenti di arte dell’Università. Il progetto prevede una durata di tre anni e saranno coinvolti due artisti all’anno.
Il primo artista chiamato ad esporre le proprie opere è l’armeno Mikayel Ohanjanyan, vincitore del Leone d’Oro alla Biennale di Venezia 2015 nella mostra Armenity del Padiglione armeno. Ohanjanyan, nella mostra Durk, inaugurata il 28 gennaio e visibile fino al 19 marzo, ha messo a disposizione del progetto due opere.

La prima delle due installazioni, Tasnerku+1 (“Dodici +1”) è composta da tredici sculture in basalto e cavi di acciaio poste ognuna su un disco di corten (un tipo di acciaio ndr); l’opera è la riproposizione ampliata di quella presentata al padiglione della Biennale, in quanto alle dodici sculture originali ne è stata aggiunta una creata appositamente per questo luogo. Tredici è stato scelto in quanto è un numero primo che simboleggia l’inizio di un nuovo ciclo; a differenza di come i dodici elementi erano presentati a Venezia (in cerchio), qui sono collocati lungo una diagonale est-ovest e distanziati tra loro seguendo una progressione matematica.
In quest’opera il riferimento principe è l’Armenia, le sue terre, i suoi paesaggi, l’alfabeto, la musica, l’architettura e la cultura che ancora oggi sono un forte elemento identitario di questo paese; in particolare l’alternarsi di pieni e vuoti dei cubi di basalto richiama l’Altopiano armeno, il cui paesaggio è cadenzato dal susseguirsi di fiumi, montagne e orizzonti; il materiale utilizzato per l’opera, il basalto appunto, è, insieme al tufo, quello caratteristico dell’architettura armena, utilizzato nella costruzione delle chiese fin dal V secolo.
I dodici elementi allineati sono anche un omaggio all’alfabeto armeno, inventato dal monaco Mesrop Mashotz tra il 405 ed il 406 d.C. Si tratta di un sistema fonetico complesso formato da 36 lettere, alle quali se ne aggiunsero altre tre tra i secoli XVII e XIX  per renderlo più musicale. Sui dodici dischi di corten è inciso in maniera quasi impercettibile il poema Aravot Luso, composto da Nerses Shnorhali, teologo e poeta del XII secolo, i cui versi iniziano ognuno con una lettera dell’alfabeto armeno.
Nel suo insieme l’opera è vista come un susseguirsi di porte e un richiamo al sito archeologico di Karahunj (Carahunge), nel sud dell’Armenia, dove sono presenti 223 megaliti di basalto databili al VI millennio a.C.
Il nome del sito deriva probabilmente dalle parole kar, pietra, e hunge, suono, il che farebbe allusione alle “pietre parlanti”, forse per il suono creato dal vento che soffia attraverso i menhir. Questi 80 megaliti presentano fori circolari nella parte superiore proprio come i cubi di Tasnerku +1; non è ancora chiaro che scopo avesse il sito, certamente era un’enorme necropoli.

Il cubo sospeso nel cortile della loggia
“Dur”

La seconda opera esposta, Dur (porta), è composta da due grossi cubi in bilico su un piedistallo, tenuti sospesi da una corda tesa tra due colonne del loggiato del cortile, con un cubo più piccolo posto al centro degli altri due, che fa da fulcro centrale nella tensione delle corde.
L’opera è site specific, quindi creata appositamente per questo luogo. Il suo sviluppo in orizzontale si contrappone alla verticalità delle colonne e rappresenta una ricerca sull’equilibrio e sulle forme contemporanee poste in dialogo e relazione con i luoghi storici in cui sono collocate.
Il titolo dell’opera fa riferimento a quest’ultima come una linea di demarcazione tra un dentro ed un fuori, tra uno spazio fisico e una forma interiore psicologica; elemento più importante è il ritmo che l’artista dà a tutte le proprie opere in cui interpreta il ritmo della propria terra.

Per  i dettagli sulla mostra e sulle visite guidate basta visitare il sito http://www.lastatalearte.it/la-statale-arte/

 

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