22 febbraio 1987: scompare l’artista pop, il ciuffo di platino, il self made man.

Timido, gentile e sempre sorridente, Andy Warhol moriva esattamente il 22 febbraio 1987 in seguito a un intervento chirurgico alla cistifellea. I funerali si svolsero a Pittsburgh, sua città natale, e a New York venne celebrata una messa commemorativa. Nella primavera del 1988 10.000 oggetti di sua proprietà vennero venduti all’ asta da Sotheby’ s per finanziare la  Andy Warhol Foundation for the Visual Arts. Nel 1989 il Museum of Modern Art di New York gli dedicò una grande retrospettiva.

Warhol fu uno dei massimi esponenti della Pop Art, con una storia molto complicata e difficile. Di giorno andava a caccia di lavori presso le riviste di moda più importanti che iniziavano a diffondersi e di notte sviluppava le sue idee. Studiò grafica pubblicitaria ma si definiva un artista e in quanto tale si cucì addosso un personaggio che avrebbe cambiato il mondo dell’arte e influenzato l’immaginario artistico e mediatico a venire. Negli anni Cinquanta del Novecento, anni in cui si costruiva il mito americano del benessere, del consumismo e della celebrità, favoriti dal cinema e dalla diffusione della televisione, Warhol diventava un disegnatore richiesto e ben pagato. La Grande Mela, meta unica di tutte le aspirazioni, rappresentava la sua culla. Disse: «All’età di diciotto anni un amico mi ficcò nella borsa della spesa e mi condusse a New York». Da quel momento in poi la sua fu un’ascesa verso il successo.

Medzilaborce_-_Andy_Warhol_Museum_4

In vita fu una leggenda, una fonte di curiosità, ed ancor più adesso. Quando appariva in pubblico dava l’impressione di essere lontano e assente. Non mancava mai ad un party o ad un ricevimento mondano, ma amava anche mandarci dei sosia. Sempre enfatizzato da parrucche e da acconciature di platino ma spesso tinto di grigio per far risaltare i tratti del giovane viso, adorava collezionare animali imbalsamati e comprare biancheria intima. Era definito un mammone, e questo lo dimostra anche il fatto che ha vissuto con sua madre dal 1952 al 1971. La sua caratteristica era la vanità e la prova di questa fu che all’ età di ventinove anni si rifece il naso. Inoltre si faceva chiamare Drella, una combinazione tra  Dracula e Cinderella.

Si distacca dall’ astrattismo, dall’ estetica tradizionale e da numerosi standard artistici in nome di una creatività multiforme. 3632943359_4d689bc9e1_oPone al centro delle sue osservazioni e delle sue opere soggetti reali, tratti anche dalle pubblicità’ più famose e comuni della sua epoca (una delle sue prime rappresentazioni è quella della zuppa Campbell, cibo in scatola di basso costo con cui egli era cresciuto). Pertanto le immagini che Warhol rappresenta non sono mai sue, “non inventa, ma riproduce, non interpreta ma ripete all’infinito” e così, anche attraverso violenti colori, creava un procedimento artistico meccanico che mirava a rendere “vedibili” le immagini che si trovano sotto gli occhi di tutti perché, spesso, è proprio l’oggetto che è presente fisso davanti allo sguardo che ci sfugge, e di conseguenza, ci sfugge la nostra vita presente. Dunque in quel processo meccanico per cui la realtà è così veloce e ripetitiva tanto da non averne coscienza, Warhol interrompe la catena di montaggio fordista, sospende l’immagine costringendo e invitando a guardarla. -Chissà quanto tempo avrebbe risparmiato se avesse avuto tra le mani Instagram!- Oggi basta un click per trasformare un selfie in un’icona pop, i famosi quindici minuti di celebrità che tutti possono ottenere nella propria vita, che l’egocentrico artista prevedeva già cinquant’anni fa. In quindici minuti si può divorare una zuppa Campbell, osservare le labbra vermiglie di Marilyn Monroe, bere una Coca Cola. In quindici minuti si può costruire, distruggere, ma sopratutto moltiplicare un’ opera d’ arte. Quindici minuti di successo ripetuti per trent’ anni possono portare ad una fama duratura, ai soldi, alla curiosità del mondo. Proprio così, moltiplicando all’ infinito i miti dell’ americano medio, Andy Warhol ha realizzato il suo sogno di ricchezza e notorietà, il self made man di un ragazzo un po’ nevrotico nato a Pittsburgh in Pennsylvania, figlio di emigrati cecoslovacchi approdati negli States. Giorno per giorno, in pochi minuti, in nome soprattutto della produzione, guardando al presente e non al futuro, ha realizzato una mole immensa di opere, destinate ad essere fruite subito, ma che invece hanno coperto tre decenni di storia, dalla Pop Art degli anni Sessanta, alla cronaca fotografica degli anni Ottanta, diventando storia e narrazione di un’ epoca.

Se dovessimo parlare di tutte le sue bizzarrie e dei suoi lavori artistici finiremmo per dar vita a pagine prolisse, anche se sicuramente non noiose. Tutti lo conosciamo per aforismi o per la giostra di eccessi del suo entourage. Amato oppure odiato, egli fa notizia e fa ancora tanto discutere, e in questo è coerentemente pop.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *