Il ballo fra identità celate e colpi di fulmine

Rappresentativo di Venezia in tutto il mondo, oltre alle magnifiche opere architettoniche, è senza dubbio il Carnevale: festività che dal tredicesimo al diciottesimo secolo iniziava ad ottobre e si protraeva fino alla Quaresima.  La città in quel periodo faceva infatti da sfondo a migliaia di maschere variopinte in fermento che passeggiavano su e giù per le antiche vie del borgo.

Se è vero che Venezia è la patria di questa colorata festività, è altrettanto vero che la moda del travestimento, nel corso del diciottesimo secolo, si diffuse in tutta Europa sotto forma di Ballo in maschera tenuto nel tradizionale periodo carnevalesco.

ballo dei tassi

I balli più maestosi, a cui parteciparono migliaia di persone, furono realizzati in Francia: in particolare, nel 1716 il duca di Orléans, non soddisfatto dai balli privati ai quali partecipava un limitato numero di persone che vi accedeva tramite invito, creò il “Ballo dell’Opera”, un ballo pubblico che si teneva tre volte a settimana – solo nel periodo del Carnevale – nell’ omonimo teatro. Il ballo più conosciuto, però, è senza dubbio il Ballo dei tassi, di cui ricordiamo anche l’incisione di Nicholas Cochin : organizzato nella reggia di Versailles nella notte del venticinque febbraio 1745, questo ballo passò alla storia sia per il particolare travestimento da tasso – un tipo di albero che si trovava nelle vicinanze della reggia – che adottò una parte degli invitati, sia perché è qui che avvenne il colpo di fulmine fra Luigi XV e la futura marchesa di Pompadour.

Sebbene le maschere tradizionali veneziane fossero quelle di Arlecchino, Colombina e Pantalone, ai balli erano ammesse maschere di qualsiasi provenienza, colore, materiale e forma e più il travestimento era elaborato e raro, più questo veniva apprezzato e ammirato. Essendo, però, i balli ottime occasioni per avventure di ogni genere, era importante avere un abbigliamento in grado di garantire l’anonimato.  A questo proposito, gran parte degli invitati, oltre che con una maschera, si presentavano provvisti di domino: un lungo mantello con cappuccio che ricordava la bautta, costume veneziano composto da una maschera bianca, un ampio mantello e un cappello a due o tre punte.

L’epoca di queste  feste finì con la rivoluzione francese, la quale, oltre alle note conseguenze politiche e sociali, ridusse notevolmente questi eventi che, da esempio di divertimento, gioia, libertà e spensieratezza per tutti, divennero uno svago accessibile ai soli aristocratici.

 

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