La scienza a volte si dimentica delle donne

Come recitava un articolo di Repubblica « la scienza non è donna ».  Nonostante i vari conseguimenti, e la (lenta) crescita della percentuale di scienziate, sembra si mantenga il pregiudizio – sebbene ora forse più sotterraneo – che vietò due secoli fa il riconoscimento effettivo di due donne, e che un secolo dopo ne eclissò quello di altre due.

Nel diciannovesimo secolo infatti – precisamente nel 1836 -, nonostante i loro successi in astronomia, a Caroline Herschel e Mary Somerville fu negata l’effettiva appartenenza alla RAS (Royal Astronomical Society). Nella Royal Charter (atto costitutivo dell’associazione) ci si riferiva infatti ai componenti solo come « egli » (« he »), non ammettendo dunque le donne. Le due scienziate ottennero duque l’appartenenza onoraria – all’epoca grande passo in avanti per le scienziate. Ma erano un’eccezione, perchè le donne erano ancora considerate dilettanti, non potendo entrare in società professionali né firmare articoli scientifici.

In seguito però, l’astronomia lasciò involontariamente spazio alle donne. Con l’Europa dilaniata dalla Prima Guerra Mondiale, e gli uomini al fronte, restarono due donne in particolare a proseguire il lavoro dei colleghi, erano Fiammetta Wilson e Grace Cook.

Fiammetta Wilson - dagli archivi della RAS
Fiammetta Wilson – dagli archivi della RAS

Le due astronome inglesi hanno assicurato, con il loro lavoro, che l’osservazione delle meteore continuasse nonostante il conflitto. In particolare la Wilson tra il 1910 e il 1920 osservò ben 10.000 meteore calcolando il percorso di ben 650 di queste – senz’altro un conseguimento non di poco conto! La collega Cook diceva di lei che «a volte osservava i cieli per cinque o sei ore, anche quando poche stelle fossero visibili tra le nuvole, e la sua perseveranza veniva spesso ampiamente ricompensata», ma questa perseveranza non fu invece vista di buon occhio dal governo. Wilson rischiò d’essere accusata di spionaggio e di essere un’agente tedesca dopo che due poliziotti notarono la luce che utilizzava per registrare le meteore. Nonostante ciò, e nonostante i dirigibili facessero cadere bombe sul suo vicinato, l’astronoma continuò il suo lavoro vigile.

La Cook poi, ispirata da una conferenza di Joseph Hardcastle (pronipote del fratello della Herschel), ne prese in prestito il telescopio. E così nel 1918 fu la prima astronoma inglese ad individuare ed osservare Novae Aquilae, una nova della costellazione dell’Aquila.

La guerra riuscì dunque a far ottenere ciò che in precedenza era stato negato alle donne – nel 1892 inoltre era stata rifiutata la richiesta d’ammissione della fisica Annie Maunder. La RAS infatti cambiò posizione di fronte al lavoro di Cook e Wilson, che nel 1916 furono le prime ad essere ammesse nella prestigiosa società.  Era un grande segnale, che però non fu diffuso.

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Nonostante il riconoscimento ufficiale, con il tempo le due astronome sono state ampiamente dimenticate. All’epoca infatti nessuno le indicò come modello per altre donne: erano probabilmente conosciute nei circoli astronomici, ma meno dal grande pubblico. Ciò nonostante le due continuarono a provarci e non si arresero mai, vincendo gradualmente le opinioni altrui, ed aprendo la via dell’astronomia ad altre donne.

Wilson e Cook non sembrano poi così lontane dalla realtà di oggi. A 100 anni di distanza le due astronome del 1916 e le due del 1836 possono essere dunque tuttora un ottimo esempio per le donne in astronomia, come generalmente in ambito scientifico.

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