La musica come cura all’asocialità

In una società social come quella in cui viviamo, la capacità di interazione, relazione e comunicazione in un gruppo è divenuta prerogativa imprescindibile per sentirsi parte di un tutto, integrati e al contempo rasserenati dalla convinzione di non dover per questo rinunciare a difendere la propria identità e autonomia, tanto che chi rimane tradizionalmente ancorato all’immobilità del controllo rinunciando al conforto dell’omologazione, spesso si ritrova isolato, solo. Ed ecco il rimedio: la musica.

Nell’ultimo decennio hanno trovato grande diffusione in tutto il mondo i programmi di propedeutica motoria musicale per bambini, mirati a indurre in maniera tanto giocosa quanto naturale – attraverso l’esperienza – lo sviluppo dell’attitudine musicale. Si tratta di percorsi composti di giochi, balli, movimenti, canzoni, filastrocche, improvvisazioni, jam session e molto altro. Attraverso il movimento e l’interazione con l’ambiente – libera, ma opportunamente guidata dall’insegnante – il bambino apprende come esprimersi, e presentarsi al gruppo: scopre ciò che il suo corpo può o non può fare, cosa sa o non sa fare e ciò che potrebbe saper fare, mettendosi in gioco. L’apprendimento così detto cinetico – in contrapposizione a quello estetico – aumenta l’area di confort e facilita la metabolizzazione dei contenuti della lezione.

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La chiave che libera dalle pesanti catene costituite dai freni inibitori naturalmente insiti nella natura umana, è la costruzione di un ambiente stimolante e non competitivo; un ambiente variegato e rilassato in cui sperimentare tonalità – maggiori e minori – anche non convenzionali per la civiltà occidentale, scale esatoniche e pentatoniche, modi dorici, tempi dispari e pari inconsueti che vengono vissuti sempre come esperienza divertente. In questo modo, proprio come succede con l’apprendimento del linguaggio, si fornisce ai bambini un vocabolario ricchissimo, fatto di musiche e ritmi variegati e coinvolgenti.

Così il bambino che durante l’improvvisazione sembra suonare in maniera casuale, fuori dal coro e spesso in dissonanza con esso, in realtà sta affrontando un “ostacolo” che forse non tutti – nemmeno noi stessi – saremmo disposti a voler affrontare: esprime se stesso attraverso un suono, sperimenta un movimento non abituale, mette davanti al gruppo il proprio tentativo di mettersi in gioco. Lo fa, ma senza bruciare le tappe, in maniere guidata, fisiologica e naturale.

La musica, così come la socialità, si impara facendola e non astraendola, traducendo in concreto il proprio bisogno di viverla fisicamente ed emotivamente, così che essa contribuisca alla formazione ed affermazione della nostra personalità, anche in un ambiente altamente performante come quello in cui ci troviamo a dover sopravvivere quotidianamente.

Allora sentiamoci un po’ quei bambini e cerchiamo il nostro rinforzo positivo nel gruppo – un sorriso, uno sguardo, un gesto rassicurante. Nello stesso modo in cui il bambino, pur non conoscendo il nome delle note, o la loro posizione sul pentagramma, né le regole formali alla base di una melodia, canta e suona, proviamo e sperimentiamo in tutte le situazioni di interazione e comunicazione, mettendo in atto una vera e propria esplorazione creativa. Sbaglieremo forse – sicuramente – ma lo faremo affinando la nostra tecnica di relazione imparando a costruire rapporti di amicizia e di fiducia sempre più saldi; oltre alle conquiste sociali, potremmo raggiungere conquiste personali: fiducia in noi stessi e negli altri, coraggio nell’affermarsi e nell’esprimersi anche davanti a gruppi di sguardi nuovi, curiosi e attenti che aspettano di ascoltare il suono dello strumento che dà voce alla nostra essenza.

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La musica, quindi, non va considerata meramente un linguaggio matematico per pochi eletti, rigido e macchinoso. La musica è una possibilità espressiva a cui ognuno di noi è naturalmente portato. La musica può essere una tecnica per apprendere la socialità e affinarla, un mezzo al fine di sviluppare sensibilità, capacità di ascolto e crescita psico-fisica euristica e armoniosa.

Silvia Bononi

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