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L’Egitto, ambiente natio della millenaria civiltà faraonica, da sempre suscita mistero, fascino e attrazione agli occhi dell’uomo moderno: chi non ha mai sognato, almeno una volta nella vita, di vivere un giorno nell’antico Egitto? Di assistere alla costruzione delle immense – e magnifiche –  piramidi di Giza? Di visitare la Valle de Re? E soprattutto, chi non ha mai desiderato scoprire come apparivano tremila anni fa i vari capolavori egizi?

“Color the Temple”, progetto ideato dal MediaLab, un piccolo team all’ interno del gruppo per lo sviluppo creativo presso il dipartimento Digital Media, si prefigge di ridare vita e colore al magnifico tempio egizio di Dendur, mostrandoci una concreta idea di com’era migliaia di anni fa.
Costruito nel 15 a.C. – quando l’Egitto era parte dell’Impero Romano –  fu donato, nel 1965, agli Stati Uniti dal governo egiziano in seguito della missione di salvataggio dei Templi di Abu Simbel organizzata dall’ Unesco e a cui, fra gli altri, partecipò l’egittologo americano Simpson. Al momento, il monumento in arenaria si trova nel Dipartimento di Arte egizia del Metropolitan Museum of Art di New York, di cui è uno delle principali attrazioni.

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Questa magnifica iniziativa, presentata negli Stati Uniti lo scorso mese di ottobre – precisamente il 16 ottobre 2015 –  e ben accolta dal pubblico, consiste nel ricolorare i geroglifici presenti sulle pareti del tempio grazie alla moderna pratica del video mapping: una particolare istallazione luminosa permette di proiettare i geroglifici così com’erano inizialmente, senza, però, alterare la superficie del monumento giunto fino a noi.

Dopo aver analizzato diverse fonti per poter raggiungere un risultato ottimale, il team ha iniziato a lavorare su una scena rappresentante imperatore Cesare Augusto, dipinto come Faraone, nell’atto di fare delle offerte alla dea Hator e al dio Horus, creandone una versione animata che tende a dimostrare come l’arte egizia, pur apparendo piana, voglia, in realtà, rappresentare scene tridimensionali.

Per ora questo esperimento è stato applicato ad una parte del tempio molto ben conservata; ciò nonostante ci auguriamo che il progetto possa estendersi a tutto l’edificio e, perché no, anche agli altri fenomenali monumenti che abbiamo la fortuna di vedere con i nostri occhi.

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