Realtà Virtuale (e preoccupante)

Hanno fatto non poco scalpore le immagini che ritraggono Mark Zuckerberg, il fondatore di Facebook e proprietario di metà delle social apps in circolazione, camminare sorridendo in una platea completamente alienata dall’ultima trovata tecnologica di Samsung: la VR (Virtual Reality), ha fatto la sua comparsa nella realtà odierna, come anticipato dagli storici Matrix, Replicanti e simili. Ma lo scenario appare tutt’altro che roseo.
La VR è costituita da un visore integrale all’interno del quale vengono proiettate le immagini di uno schermo così come le percepirebbe il fuoco dell’occhio umano. Inoltre, un fascio luminoso proiettato all’esterno, permette alla VR di rilevare i movimenti delle mani compiuti dal giocatore nell’interazione col mondo virtuale, per aumentare l’immersività. Esiste già una controparte videoludica evoluta nota come Virtuix, ancora fuori dal commercio, costitutita da un’intera piattaforma somatica su cui il giocatore può correre, sparare e compiere azioni senza muoversi dalla propria camera.
Incredibilmente però, la VR non è stata acclamata a gran voce come quasi tutti avrebbero pensato, ma ha causato un diluvio sterminato di critiche, proprio legate a quella fotografia inquietante.

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Mark Zuckerberg, il più giovane milionario al mondo, cammina nella platea alienata e sorride.

Se l’essere umano diventa succube della tecnologia (e se ne rende conto), la grande “rivoluzione” portata dalla tecnologia assume sempre più il sapore di una schiavitù del futuro. Specialmente se a muovere i fili ci sono singoli uomini che sorridono compiaciuti del proprio operato.

Conosciamo tutti lo scenario tipico di Matrix, in cui gli uomini giacciono inermi all’interno apparecchi che riproducono la realtà virtuale, mentre le macchine sfruttano le loro calorie per produrre energia. Ciò a cui stiamo andando incontro può chiaramente avere dei richiami, per niente piacevoli per chi guarda il progresso da un’altra prospettiva.
Un caso analogo di progresso “inquietante” si è verificato alla Boston Dynamics di Google, che ha completato con successo il test di mobilità e abilità prensile sull’ultimo modello di androide intelligente Atlas. Il tutto documentato da un video su come la macchina sia ormai in grado di affrontare terreni vari mantenendo un equilibrio perfetto proprio come un essere umano.
Oltre a questo la BD ha testato letteralmente la pazienza di Atlas con delle provocazioni volontarie, impedendogli di raccogliere degli oggetti o spingendolo lontano con fare ostile.
Azioni che fanno venire un brivido lungo la schiena se si immagina che queste IA potrebbero evolversi per resistere e autoconservarsi dalle aggressioni.

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Atlas 1.0, l’androide semiautonomo costruito dalla Boston Dynamics.

Tutto questo può sembrare irrilevante per una persona con l’obiettivo fisso di progredire sempre più in fretta, portandolo a sottovalutare le conseguenze di creazioni non comprese a fondo.
Stiamo effettivamente entrando nell’era della tecnologia, ma ancora non è chiaro se ne usciremo da padroni o da schiavi, sotto ogni aspetto.

L’importante per ora è alzarsi dalle poltrone alienanti e uscire a prendere un po’ d’aria non artificiale!

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