Vita da erasmus

Oggi sono qui per parlarvi di quel concetto misterioso che è l’erasmus. Molti pensano si tratti solo di feste, pub e discoteche, altri lo vedono come uno scoglio insormontabile fatto di esami da dare in lingue totalmente diverse dalla propria, per altri ancora si tratta di una possibilità più unica che rara di conoscere persone provenienti da tutto il mondo. Ma che cos’è l’erasmus in realtà? Be, è tutto questo e molto di più. Parola di erasmus.

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Innanzitutto erasmus significa burocrazia, perché come ogni erasmus può testimoniare, prima della partenza bisogna compilare una serie infinita di scartoffie e fornire innumerevoli documenti, certificazioni, firme dei vari docenti… Insomma, chi più ne ha più ne metta!

In secondo luogo bisogna avere fortuna. Non é detto che si verrà assegnati alla sede da noi prescelta (anzi, è molto raro in realtà) e poi bisogna sperare che, se anche ciò dovesse accadere, non si tratti di un buco nell’acqua. E’ importante trovare un ambiente piacevole da vivere, considerando che si dovranno affrontare le difficoltà del dover vivere da soli e all’estero.
Inoltre, erasmus vuol dire supporto e cooperazione fra studenti ed ex studenti, fra erasmus ed ex erasmus. Quando si è tutti sulla stessa barca ci si aiuta a stare a galla; è bellissimo condividere i propri problemi e cercare soluzioni insieme alle associazioni di volontari per erasmus (ad esempio ESN, una realtà poco conosciuta ma fondamentale in questa esperienza in terra straniera) ed è ancora più bello scoprire che la persona accanto a te ha i tuoi stessi problemi e cerca soluzioni proprio come te. Tutto questo è fondamentale per imparare a collaborare con il prossimo e a diventare persone dalla mentalità aperta. È infatti impossibile vivere in un paese straniero se non se ne accetta la cultura, con tutte le sue sfumature, diversità ed anche ciò che possiamo considerare come stranezze. Erasmus quindi, significa soprattutto tolleranza.

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Arriviamo ora all’aspetto più odiato da tutti, più odiato perfino dei treni cancellati o di Barbara d’Urso. In erasmus si impara l’arte della sopravvivenza, ovvero a cucinare, lavare, stirare, arredare la casa, comprare i mobili, fare la spesa e tutto ciò che generalmente sono le nostre care mamme a fare, a meno che voi non siate studenti fuori sede. Un piccolo rito di iniziazione di ogni erasmus è una gita da Ikea insieme ai coinquilini (rigorosamente multietnici) per cercare di far sembrare una casa vera lo studentato dalle pareti bianche ormai ingrigite che gli è stato assegnato. E se mai il tuo coinquilino fosse convinto che il posto giusto della scarpiera sia sotto al tavolo della cucina, devi tenerteli così come sono, coinquilino e scarpiera.
Un altro aspetto non proprio conosciuto dell’erasmus sono i viaggi. Ogni erasmus afferma, nel corso di questa esperienza, di aver avuto la possibilità di viaggiare più di quanto abbia mai fatto in tutta la sua vita. Non so se esista un motivo preciso per questo, forse il semplice fatto di essere lontani da casa ci spinge ad andare ancora più lontano, oppure l’erasmus ci dà la netta sensazione che il mondo sia enorme e tutto da scoprire.

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Arriviamo ora all’aspetto prettamente accademico. Vi assicuro che le lezioni in lingua straniera sono un trauma, almeno per il primo paio di settimane. Diventano probabilmente più accettabili dalla terza settimana, una volta trovato un compagno d’armi con cui scambiare gli appunti. Vi posso garantire che nonostante lo studio della lingua parlata nel paese in cui si vive, una volta entrati in aula si ha la sensazione di non conoscerne più nemmeno una parola, soprattutto quelle usate dai professori: “E meno male che in Italia in tedesco ero il più bravo della classe, pensa se fossi stato il più scarso”.

Infine, arriva la sessione, per tutti: pianti, urla e stridore di denti. Già è un’impresa riuscire a capire le domande, figurarsi scrivere la risposta! In fin dei conti però, non ti importa granché, perché in cima al tuo compito hai scritto “erasmus” in stampatello e sottolineato tre volte, sperando che il professore sia clemente nei tuoi confronti. Cosa che si dice sia vera, che gli erasmus hanno vita facile. Da quel che ho potuto vedere io invece, gli erasmus si impegnano, si impegnano eccome. L’unica differenza è che nel tempo libero festeggiano; probabilmente è scaturita proprio da qui la leggenda secondo cui la vita da erasmus è composta da feste in spiaggia e fiumi di alcol.
Per quanto riguarda le feste, perdonate ma quelle non si possono descrivere, quelle si devono vivere.

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