Là dove c’erano fabbriche ora c’è la movida

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Parafrasando “Il ragazzo della Via Gluck” di Adriano Celentano, andiamo alla scoperta del passato operaio di uno dei quartieri in della Milano da bere. Parliamo della zona dei Bastioni di Porta Nuova e di corso Como, cuore della movida milanese oggi, zona operaia pulsante a cavallo tra XIX e XX secolo. Gli stabilimenti di Pirelli, Grondona e Elvetica e la stazione della prima tratta Milano-Monza costituivano infatti un significante polo industriale al confine fra la cerchia dei bastioni – confine del Comune di Milano – e il comune dei Corpi Santi. Il passaggio – il ponte delle Gabelle, attuale via Monte Grappa – fu restaurato dall’architetto Luigi Broggi nel 1883. Nel contempo, il 15 dicembre del medesimo anno furono inaugurate le Cucine economiche di Porta Nuova.

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L’edificio fu realizzato dal Comitato promotore per le Cucine Economiche e i Forni Sociali, sulla scia della  Cucina per gli ammalati poveri, aperta nel 1879 in una stanza dell’attuale via Anfiteatro – zona corso Garibaldi – dalla contessa Alessandra Massini Ravizza, per questo detta “la contessa del brodo”. L’edificio, a due piani in stile romanico, comprendeva un seminterrato adibito a deposito vivande, un primo piano dedicato alla mensa in grado di ospitare fino a 160 persone e un locale superiore dedicato all’amministrazione. La distribuzione gratuita dei pasti fu immortalata da Attilio Pusterla in un quadro del 1887 ora esposto alle Gallerie d’Arte di Milano.

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I “cusinn economich” continuarono la loro opera fino agli anni ’70, quando cessarono definitivamente la loro attività. A quel punto il quartiere si era già ampiamente sviluppato e imborghesito con l’interramento del naviglio Martesana e lo sviluppo delle zone adiacenti. Una nota di curiosità: le cucine furono frequentate dal 1933, durante il suo soggiorno clandestino a Milano, da Nguyễn Sinh Cung, nome di battaglia Ho Chi Minh, futuro leader del Vietnam del Nord.

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