Nel Bunker con Il Rebus

Non chiudeteli in un’etichetta, per loro non c’è linea di demarcazione nell’arte: una facciata dai lineamenti pop (non da “sole, cuore, amore” come ci tiene a sottolineare Fabio Zago) ad un’anima da  cantautore. Terribilmente rock dal vivo ma con un groove tutto nuovo. Nella loro musica si mescolano le identità di ogni singolo componente, aperti alla sperimentazione, ogni traccia un mondo a sé. “Mai troppo indie per essere indie, mai abbastanza cantautorali per essere cantautori” (Cristian Oberti). Sono Il Rebus, gruppo del comasco: Daniele Molteni, Paolo Ghirimoldi, Fabio Zago e Cristian Oberti.

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I Rebus nascono nel 2008, ci dicono,  con una formazione differente da quella attuale, della quale rimangono solo Paolo e Daniele; con questa vecchia formazione, nel 2012, esce il loro primo EP. Il Rebus che conosciamo noi oggi prende forma nel 2013, anno in cui entrano a far parte del gruppo Fabio e Cristian. La band si evolve, cambiano i componenti e cambia il modo di lavorare: si comincia a concentrarsi su pezzi nuovi. “Una sera mi sono sentito dire da un amico che non sarebbe più venuto ad ascoltarci se non avessimo cominciato a proporre pezzi nostri al live, quindi abbiamo lasciato da parte le cover (ne proponiamo al massimo una o due ai nostri concerti) e a lavorare su qualcosa di nuovo”, racconta Paolo. Rivalsa. Ciò che è certo è che si tratta di una svolta.

a%20cosa%20stai%20pensandoNel 2014 si impegnano nella produzione del disco “A cosa stai pensando?”, album in cui confluiscono idee nuove ma anche echi di un impegno passato. Numerose collaborazioni costellano la storia di questo disco, ma una su tutte, per i nostri ragazzi, merita attenzione e riconoscimento: Max Zanotti, produttore artistico, fratello maggiore e grillo parlante. “Quando si è immersi nel proprio lavoro, quando ci si è dentro, si fatica ad avere un occhio critico vero e proprio. Max per noi è stato questo: nei momenti in cui non ne arrrivavamo ad una, indecisi, era lui a mettere un punto alla questione, a consigliarci”, dice Daniele. Max Zanotti, musicista, cantante, produttore, membro dei Deasonika, una delle voci dei Rezophonic, accompagna i Rebus nel loro viaggio, spalleggiandoli con la sua esperienza lasciandogli però spazio di espressione, tutelando l’identità del gruppo.

Dalla sala prove, “il Bunker”, direttamente in sala registrazione: prende forma il loro primo disco. “Questo disco sicuramente non è un disco immediato, dal vivo alcune cose, di primo impatto, si perdono. Potremmo dire che ciò sia un po’ il risultato del nostro intento di fare un’operazione culturale, di pensiero” (Daniele). Testi quindi che hanno molto da trasmettere, che dicono e non dicono, che, come hanno richiesto parecchio impegno da parte dei musicisti nella loro composizione, ne richiedono altrettanto al pubblico nella recezione. “Anche la parte musicale, per altro, richiede maggior attenzione”, conclude Fabio.  Nell’album confluiscono anche brani vecchi che hanno cambiato sonorità; “Scie” (per gli appassionati, “Steso”), per esempio, quello che Cristian definisce il pezzo più rappresentativo del gruppo per la storia che porta con sé e per l’affetto che i fans nutrono per questa canzone, traccia storica, vede ben tre cambi di formazione e quattro cambi di produttore artistico. “Per noi questo disco riassume la nostra storia fino ad ora, un Best Of insomma”.

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Questo album ha fatto insieme a loro il giro di mezza Italia: dal teatro S. Teodoro di Cantù, al Diavolo Rosso, locale sito in una chiesa sconsacrata di Asti, fino a Teramo, al Jerry Thomas. Il Rebus il 4 ottobre 2015 approda anche al MEI (meeting etichette indipendenti) e suona su quel palco a forma di ring che tanto è piaciuto a Paolo. Ma questa non è la prima esperienza del gruppo all’interno di un contest musicale: con la vecchia formazione hanno infatti partecipato a Rock Targato Italia, evento importante anche per gli attuali componenti perché è proprio qui che Fabio viene “arruolato”.

Ma tutte queste parole sono inutili se non li si ascolta, Elzevirus l’ha fatto, ora tocca a voi.

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