”Notre Dame De Paris”: ritorna il tempo delle cattedrali

Dopo quattro anni di assenza dal palcoscenico, riparte il 3 Marzo 2016 il musical dei record per eccellenza Notre Dame  De Paris che attraverserà tutt’ Italia con cinque dei sette membri del cast originale e le musiche di Riccardo Cocciante. Vantando due milioni  e mezzo  di spettatori, rappresentato 4.046 volte in 40 città e in 7 lingue diverse, sembra impossibile pensare che qualcuno possa non conoscere la bellissima quanto tragica storia pubblicata da Victor Hugo nel 1831.

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Lo spettacolo assume un aspetto ancora piu’ magico ripensando anche alla storia della sua creazione. Come dichiarato da Cocciante, che mise in musica ciò che Luc Plamondon aveva scritto, i due non avevano in mente di trasformare il loro progetto in forma scenica, tant’è che I brani ‘’Vivre’’ (‘’Vivere per amare’’), ‘’Le Temps des cathédrales’’ (‘’Il tempo delle cattedrali’’), e ‘’Belle’’ (‘’Bella’’) erano stati presentati in Francia come singoli.  Solo successivamente, grazie al successo riscontrato, l’ opera debuttò a Parigi nel 1998 con la regia di Gilles Maheu il quale decise di allestire uno spettacolo in forma semi-scenica, ossia con i protagonisti che interpretavano i brani in forma concertistica senza partecipare alle coreografie del corpo di ballo che invece si sviluppavano sul palco separatamente. Ciò permette allo spettatore di immedesimarsi nei personaggi e in ciò che raccontano cantando, aiutati dai ballerini che creano una vera e propria scenografia umana.

Anche quest’ anno il musicista Cocciante ribadisce il concetto che crede sia alla base del suo progetto:

Chiedo sempre agli attori di “rubare” quello che ho scritto.

Abbiamo raggiunto un equilibrio così magico : musiche, testi, coreografie riescono a creare insieme un effetto strepitoso. E’ tutto sobrio e forte allo stesso tempo e arrivare a fare questo è molto difficile, quindi abbiamo deciso di non cambiare nulla dello spettacolo, il pubblico troverà “solo” traduzioni diverse in giro per il mondo”.

Ci si immerge immediatamente nell’ atmosfera della Parigi del Quattrocento grazie al poeta Pierre Gringoire (Matteo Setti)  che, davanti al sagrato della cattedrale più’ famosa di Francia, canta ‘’Il tempo delle cattedrali’’. I suoi ritornelli in crescendo sono interrotti da ‘’I Clandestini’’ che, con tutt’ altra enfasi e melodia, insieme al loro re Clopin (Leonardo di Minno) domandano asilo a Notre Dame. Proprio in questa scena tra di loro spicca per la sua estrema bellezza Esmeralda (Lola Ponce) che si racconta sulle note di ‘’Zingara’’. Personaggio difficile e ricco di sfaccettature quello della ragazza che con la sua danza e il suo canto fa innamorare di lei gli altri uomini della storia. Da una parte l’ arcidiacono Frollo (Vittorio Matteucci) che nella sua ‘’Mi distruggerai’’ afferma come la bellezza della donna gli abbia fatto provare una passione diversa da quella per Dio e lo abbia così allontanato dalla fede; dall’ altra il capitano delle guardie Febo (Graziano Galatone) combattuto tra l’ amore per la bella gitana e la sua promessa sposa Fiordaliso (Tania Tuccinardi) come afferma in ‘’Cuore in me’’; ed infine lui, il diverso, l’ emarginato,’’il brutto’’, come egli stesso si definisce, Quasimodo (Gio di Tonno). E’ proprio quest’ ultimo a chiedersi perché mai Esmeralda debba ricambiare il suo amore quando proprio lei è rimasta affascinata dalla bellezza del piu’ fortunato cavaliere.

Se nel primo atto sentiamo suoni e motivi più’ festosi come ne ‘’La festa dei Folli’’, lo spettacolo in un climax discendente arriva a toccare note tragiche, come per esempio nel canto della bella straniera in ‘’Vivere per amare’’ in cui spera di non essere giustiziata per poter provare quel sentimento che fino a quel momento nessun uomo, a parte Febo, era riuscito a far nascere in lei. Oppure ancora in ‘’Quanto è ingiusto il mondo’’ , quando Quasimodo riflette sul perché Dio abbia dato la fortuna di ricevere l’ amore di Esmeralda al bel Febo che,  al contrario, l’ ha tradita, e non a lui che invece ne è innamorato follemente:

’Sono nati nei merletti per far l amore e la guerra, ma anche a noi stracci della terra la vita piacerebbe bella. Ma da quale parte Dio se ne sta coi nostri sogni, non qui dove lo prego io da mattina fino a sera’’.

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L’ apice delle emozioni lo si tocca alla fine, tragica quanto passionale: Esmeralda giace uccisa tra le braccia di Quasimodo, l’ unico che l abbia mai amata veramente incondizionatamente. Mentre lui canta ‘’Balla mia Esmeralda’’ ricordando il loro primo incontro nella piazza della cattedrale,  alle loro spalle tre coppie di ballerini, impersonando i due personaggi, mostrano, illuminati solo da tre fasci di luce, l’ anima della zingara che sale lentamente al cielo facendo una delle cose che lei amava di più’ fare: ballare.

Temi attuali quelli trattati  dall’ autore francese per una storia ambientata ancor prima del suo tempo. La diversità degli emarginati sociali: degli zingari che chiedono diritto di asilo alla Chiesa, la prima a impedirgli di avere pari opportunità, a rinchiuderli e condannarli, ma anche di Quasimodo costretto a vivere nascosto tra le mura della cattedrale perché storpio, spaventoso, ‘’un mostro’’. Il conflitto tra la passione e il matrimonio per Febo, e tra l’ amore religioso e la tentazione di amare una donna  per Frollo. Per ultimo, anche quello della  ricerca dell’ amore di Esmeralda, lei che non conosce le sue origini, lei che non riesce ad aprire il suo cuore a nessuno per poi morire vittima dell’ amore stesso.

Tutte emozioni che inchiodano alla poltrona lo spettatore che si affeziona alle storie dei personaggi per poi rimanere con un retrogusto amaro e nostalgico data la triste chiusura. E’ proprio a quel punto, quando si chiude e si riapre il sipario, che ricompare sulla scena il poeta della storia, Gringoire, che presenta i protagonisti riprendendo il motivo iniziale: ‘’E questo è il tempo delle cattedrali’’.

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