Il paesaggio segreto della Gioconda non è più così segreto

Chi di noi non si è soffermato almeno una volta ad osservare lo sguardo sfuggente della Gioconda, il suo sorriso enigmatico o la posizione delle sue mani? Quest’opera, che ha fatto tanto parlare di sé perché amata, idolatrata ma anche aggredita e rubata, sembra avvolta in un alone di mistero. Le domande sorgono quasi spontanee: chi è la donna del ritratto? E soprattutto, qual è lo sfondo dipinto?

La_Gioconda titolo

Fu Giorgio Vasari nel 1550 a intitolare il celebre ritratto “Monna Lisa”, quando riconobbe in quella bellezza quasi androgina Lisa Gherardini, moglie di Francesco del Giocondo, da cui il titolo “La Gioconda”, attribuito invece da Cassiano dal Pozzo nel 1652. Ora invece nuovi studi, condotti da Olivia Nesci e Rosetta Borchia, sostengono che si tratti di Pacifica Brandanti, nobildonna della corte di Urbino che divenne amante di Giuliano de’ Medici, figlio di Lorenzo il Magnifico e duca di Nemours. Per non parlare poi dell’ipotesi secondo la quale Leonardo non dipinse una donna reale ma realizzò un ritratto di sé in versione femminile.

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Ducato di Urbino

Le già citate Olivia Nesci e Rosetta Borchia, note alla comunità artistica come le “Cacciatrici di paesaggi“, dopo due anni di ricerche per terra e per cielo, di ipotesi e di illuminazioni, sono riuscite ad individuare nello sfondo della Gioconda nientemeno che il paesaggio del ducato di Urbino – anche se in versione “compatta” – sfatando le ipotesi di paesaggio di fantasia. Il lavoro delle due studiose nasce in seguito ad un colpo di genio che permette loro di scovare un piccolo tassello dell’opera, alla destra della Gioconda, costituito da un ponte, un fiume e una rupe, il paesaggio di Pozzale. Tuttavia il resto del paesaggio dipinto non coincide con quello reale. Le due cacciatrici non si sono perse d’animo e dopo numerose indagini rompicapo sono giunte a un’importante svolta: il paesaggio dello sfondo di Leonardo non si limita alle vallate del Marecchia e del Senatello, ma si estende a lungo verso sud-ovest, fino a comprendere tutto il crinale del Monte Carpegna, San Marco, il Montone e la Croce, L’Aquilone di Perticare, il Monte Benedetto, e i Sassi Simone e Simoncello.

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Il bello delle scoperte è poterle condividere; ed ecco che le due studiose danno vita al progetto Montefeltro Vedute Rinascimentali, che ha lo scopo di ridare luce ai “Paesaggi Invisibili“, ai paesaggi dipinti che i pittori del Rinascimento scelsero per gli sfondi delle loro grandi opere – Gioconda compresa – che purtroppo si erano perduti tra le insidie della natura e dell’uomo. Perché «ritrovare e riconoscere i paesaggi in un’opera d’arte vuol dire illuminarla di nuovi e segreti significati. Vuol dire ridarle vita con un nuovo equilibrio armonico».

 

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