San Bernardino alle Ossa: la bellezza nel macabro.

Piazza S. Stefano, con la sua omonima basilica, a due passi da Piazza Fontana, sulla sua sinistra custodisce una piccola perla nascosta del milanese, una perla da brivido: la chiesetta di San Bernardino alle Ossa. Molte sono le leggende che gravitano attorno a questo edificio e, come molto spesso accade, anche in questo luogo il leggendario si mischia con la storia creando un intrigante alone di mistero.

800px-Dal_Re,_Marc'Antonio_(1697-1766)_-_Vedute_di_Milano_-_05_-_Santo_Stefano_-_ca._1745La nostra storia inizia nel XII secolo; in Milano molte sono le confraternite, anche laiche, dedite all’autoflagellazione, la città cerca di limitarle costringendole in zone loro dedicate o addirittura allontanandole dal territorio cittadino. Una delle poche confraternite accettate è quella dei Disciplini, insediatisi nel luogo dove ora sorge la chiesa oggetto della nostra ricerca e dove allora aveva la sua sede un ospedale, costruito attorno al 1145 per volere di un certo Goffredo da Bussero, l’ospedale del Brolo.

L’ospedale nel 1200 si trovò impedito da un grosso problema: il cimitero adiacente non aveva più spazio per dar sepoltura a tutti coloro che morivano tra quelle mura. Ecco che questo sgradevole problema di spazi viene risolto con la costruzione di un ossario, edificio che verrà in seguito arricchito con la costruzione di una chiesa dedicata alla Santa Vergine, a S. Sebastiano e a S. Ambrogio e di un oratorio per le funzioni. Di questo complesso non rimane assolutamente nulla: nel 1642, infatti, il crollo del campanile della chiesa di S. Stefano ne determina la completa distruzione. Nel 1645 viene ricostruito ex novo l’Ossario, lo stesso che visitiamo noi ancor oggi.

S. Bernardino alle Ossa, come si diceva all’inizio, mescola storia e leggenda. Non per niente, uno dei nomi dati a questa chiesa è “degli Innocenti”, in rimando allo scontro tra gli eretici ariani e i buoni cristiani di S. Ambrogio. Leggenda narra che in questa piazza sia avvenuta una cruenta battaglia tra questi due schieramenti religiosi, tutta la zona era imbrattata di sangue e ovviamente, come cadevano a terra morti gli eretici lo facevano anche quelli della schiera di Ambrogio; per ora nulla di strano- ma ecco il fatto miracoloso: si dice che il sangue degli uomini di Ambrogio si sia diviso da quello eretico e, scorrendo lontano, si sia raggrumato attorno ai raggi di una ruota abbandonata.  Quest’ultima, rotolando via, andò ad appoggiarsi alla porta di quella che sarebbe poi diventata la chiesa di S. Stefano.

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Focalizziamo ora la nostra attenzione sull’Ossario. Superficialmente, inutile dire che l’elemento più sconvolgente siano tutte quelle ossa, crani e femori in ogni dove. Scheletri scomposti che si armonizzano in geometrie macabre, marmi pregiati dai colori cupi, ex voto alla madonna che brillano in angoli bui su sfondi di velluto. Ma di chi sono quelle ossa? Sicuramente buona parte era dei poveretti che perdevano la vita nell’ospedale del Brolo e dei confratelli che non avevano trovato spazio nella cripta dedicata ai Disciplini. Abbiamo poi, si presume sulla parete dove c’è la porta, quelle dei condannati a morte e di coloro che perdevano la vita nelle prigioni di Milano (anche lì nel 1622 si cominciava ad avere problemi di spazio nei cimiteri). E per finire, i resti di nobili della zona che, nonostante prima fossero riusciti ad ottenere la sepoltura in altre chiese della zona, per qualsivoglia motivo erano stati relegati all’interno delle mura di S. Bernardino. Leggenda vuole che tra le ossa adiacenti all’altare riposi nascosto lo scheletro di una ragazzina, l’unico intero di tutti i resti lì conservati. La giovane durante la notte di Ognissanti si rianima, esce dal suo loculo e invita tutti gli altri scheletri presenti a ricomporsi e a danzare con lei.

s. bernardino1Penso che ciò che turbi di più entrando in questo luogo non sia la vista stessa di quelle ossa, bensì il pensiero che ciò che prima era umano ora è decorazione, che ciò che prima aveva un nome, un’anima, una volontà, ora sia ridotto a pezzi e mescolato secondo un principio di “bello” che non tiene conto di nulla se non del puro fattore estetico. Quando si parla di “degna sepoltura” si tocca un argomento che va oltre la religione e la cultura e si radica in un concetto di dignità umana e rispetto della vita, in questo caso si può parlare di “degna sepoltura”? Nonostante il fascino e la bellezza di questo posto, a me ricorda molto un’enorme fossa comune e, ahimè, non ci vedo nè nulla di umano, nè nulla di divino in tutto ciò, bensì completa noncuranza del concetto stesso di “uomo”. Ma questo è il mio modesto parere, lascio ai lettori di Elzevirus l’ultima parola.

 

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