L’arte del passato per comprendere il futuro

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Nell’ ultimo periodo, in occasione della Riforma della Buona Scuola, sono state numerose le petizioni volte a ripristinare ed aumentare le ore di insegnamento della Storia dell’ Arte.
Sottovalutata dagli studenti –come del resto la maggior parte delle materie umanistiche- viene messa in secondo piano rispetto a matematica, fisica e chimica. ‘’Conoscere chi ha dipinto la Gioconda non mi aiuterebbe nella quotidianità.’’
Purtroppo, la società odierna pone soprattutto noi giovani, i più sensibili alla questione, nella condizione di focalizzare tutta la nostra attenzione sull’utile, sull’immediato. Ne è causa certa la situazione economica precaria che ci mette alle strette sul frequentare la facoltà universitaria con gli sbocchi più ‘’gettonati’’e crearci un futuro lavorativo.  Ma il continuo gettarsi in balia del ‘’costruire’’ e la suddetta quotidianità menzionata dal ‘ragazzo della Gioconda’, cosa sono se non una serie di azioni che hanno comunque come fulcro noi stessi? Ci interessiamo di portare a termine un’azione: fare la spesa, pagare le bollette, svolgere le faccende domestiche. Fare, fare, fare. Ma l’ essere? Quando ritagliamo del tempo per cercare di arricchire la nostra cultura, la nostra mente, oltre che i nostri portafogli?

Quante volte ad un mio ‘’Studio scienze dei beni culturali’’ ho assistito a sguardi increduli che oscillavano tra il ‘’avrò certamente capito male’’ e  ‘’cosa sono i beni culturali?’’. Benché ad un primo momento possa deludere questa reazione, essendo il nostro un paese che trabocca di arte, non c’è da stupirsi.
Sempre al seguito del nostro essere totalmente rivolti al futuro, alle innovazioni e a quello che succederà, non solo ci godiamo poco il presente, ma tendiamo a svalutare il passato.

Come il latino e il greco sono considerate lingue morte, così anche Canova, Caravaggio, Giotto  sono tutti pezzi di antiquariato che hanno l’unica funzione di riempire le pagine di un libro che sarà oggetto di interrogazione o di esame.

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Certo, tutti siamo meravigliati alla vista di un’opera d’arte analizzata sui banchi che poi abbiamo la fortuna di poter ammirare da vicino. Ci si sente realizzati quando si può affermare di averla studiata, ma l’ emozione dura il tempo di uno scatto fotografico, di un ‘’selfie’’ per immortalare il momento, poi si procede indifferenti.

Dato dunque per verificato che la storia dell’ arte antica per uno studente medio risulta quasi un peso, cosa ne pensano i giovani dell’ arte contemporanea? Quella che non viene descritta sui libri di testo, quella che si rinnova quotidianamente, quella che non risponde ai criteri di armonia, simmetria e stasi della classicità .

Nonostante la nostra sia un’ era digitale in cui tutto è a portata di un click, della cultura artistica contemporanea i giovani sanno molto poco. Siamo inseriti in uno schema di regole predefinite e guardiamo il mondo ricollegandone ogni aspetto a qualcosa che diamo già per assodato: la terra è tonda perché hanno detto ‘’che è così’’, 3 più due fa 5 perché alle scuole elementari ‘’si studia così’’, questo è bene e questo è male, giusto o sbagliato. Chi detta le regole dell’ arte? Dal momento che qualcosa non rientra nei canoni tecnici di ciò che consideriamo ‘’bello’’ o non l’ abbiamo trovato sui libri del liceo,  non lo comprendiamo. Crediamo di poter giudicare un’ opera perché abbiamo la pretensione di capirla davvero, e quando percepiamo che l’ artista contemporaneo in questione si discosta dalla tecnica che conosciamo, avendola studiata in passato, allora ‘’non è arte’’.

 

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Ma se l’arte del passato stupiva, vuoi per i virtuosismi tecnici, vuoi perché era un’ innovazione per il tempo, perché l’arte di oggi non stupisce più? Se le nuove generazioni  non si interessano più al passato, proprio perché è già trascorso, e sono proiettati verso il moderno e il domani, per quale ragione non sono incuriositi dagli artisti contemporanei?

Come affermava Vassily Kandinsky ‘’L’arte oltrepassa i limiti nei quali il tempo vorrebbe comprimerla, e indica il contenuto del futuro”, il messaggio che va trasmesso è che il futuro verrà realmente capito, e in certi casi previsto, solamente se si conosce il passato. Così nell’ arte come nella vita.

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