Frammenti di civiltà al MUDEC di Milano

Quest’anno il MUDEC di Milano propone una collezione permanente con ingresso gratuito fino al 31 Agosto 2016. La mostra si articola in 7 sezioni in cui si espongono diversi oggetti che, provenienti dalle più svariate parti del Globo, oggi costituiscono il patrimonio storico e artistico della città. E’ infatti interessante notare come collezionisti, scienziati, o semplicemente curiosi, già dal 1600 fino ai giorni nostri, si siano spinti oltre i confini segnati sulle mappe per poi tornare in patria con pezzetti di civiltà allora sconosciute.

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La prima sala è un esempio di Wunderkammer, una stanza che dal Cinquecento venne utilizzata per esporre in casa propria collezioni di manufatti scoperti durante viaggi e spedizioni. Una sorta di antenato dei nostri attuali musei. Manfredo Settala (1600-1680) riunisce oggetti trovati nelle Americhe, in Oriente e in Africa Subsahariana, dividendoli in naturali (conchiglie, ossa, zanne di elefanti) e modificati dall’ uomo in modo mostruoso o eccentrico per esprimere il gusto esotico di una determinata cultura. Ne è un esempio il meccanismo  di una prima forma robotica di una figura con la testa di diavolo.

 

Successivamente, nella seconda sala, si possono ammirare diversi metri di stoffa decorata ricavata dalla corteccia dell’ albero del pane ed utilizzata dagli abitanti di Papua Nuova Guinea per vestirsi abitualmente. Il procedimento di trasformazione è descritto in modo preciso ed è molto lungo e complesso e stupisce pensare quanta cura e dedizione impiegassero per curare l’ aspetto della loro immagine quelle popolazioni.

 

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Una terza sezione è dedicata al periodo coloniale e ai viaggi che, come quello del senatore del Regno di Italia e sindaco di Milano Giuseppe Vigoni (1846-1914), hanno come obbiettivo la ricerca di risorse utilizzabili, più che per una curiosità fine a sé stessa. Molto interessante è una teca contenente un numero enorme di bracciali di diverse leghe metalliche e misure. Sono i ‘’bracciali-moneta’’ utilizzati, oltre che come ornamento femminile, per rappresentare uno status sociale e una possibile dote da dare al futuro marito. E’ infatti curioso individuarne le diverse decorazioni: alcune più’ semplici e geometriche, altre ricchissime ed elaborate.

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La sezione 4 ci proietta in Oriente. Le fonti affermano che nell’ Ottocento, a causa di una malattia che portò alla morte del baco da seta, spinse i viaggiatori a recarsi nelle lontane terre di Levante per recuperare qualche esemplare.  Le teche di vetro offrono la possibilità di ammirare tessuti di kimono Cinesi e Giapponesi con decorazioni finissime e regali, maschere di teatro Giapponese, armature di epoca Edo quando, con la pace assicurata dalla famiglia Tokugawa, i samurai sfoggiavano i loro costumi lavoratissimi e imponenti solo in occasioni di cerimonie e parate. Moltissimi anche i drappi di stoffa con motivi  di fiori e uccelli (kachoga)  tipici, ma anche una buona dose di religiosità con diverse statue templari, conservate in perfetto stato, del Buddha Amida e dei suoi principi indiani bodhisattwa.  E’ affascinante osservare questa serie di oggetti ricordando che proprio quest’ anno si celebra il centocinquantesimo anniversario della firma del Trattato di amicizia e commercio tra Italia e Giappone.

Le ultime due sezioni ci riportano ad un passato ben più’ recente. Accedendo alla sala si è subito coinvolti nel guardare un video proiettato sulla parete sul bombardamento di Milano del 1943. Buona parte delle collezioni del Castello Sforzesco andarono perdute e stringe lo stomaco vedere la foga e la disperazione sui volti di chi sistemò gli oggetti e le opere d’ arte all’ interno di scatole da trasferire altrove. Osservando però ciò che è rimasto intatto, si può notare come in realtà esso sia bastato per far fiorire le diverse avanguardie Europee, visibile guardando affiancate la celebre tela di Picasso ‘’Femme Nue’’ e le maschere antropomorfe africane; oppure rimandi ad altri artisti che hanno tratto spunto dai motivi sulle stoffe sudamericane. Insomma, attraverso questa carrellata di oggetti, sintetica ma esaustiva, il visitatore esce intriso di culture diverse. L’arte oggi non avrebbe assunto le stesse modalità d’espressione, le forme, e l’ispirazione, se non si fosse attinto da ciò che altri, dall’altra parte del mondo, avevano già fatto.

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