Zaha Hadid e il ricordo della sua architettura in movimento

Di solito quando scompare un grande artista si tende a celebrarlo con tante parole, con tante immagini e con frasi di circostanza che fanno in modo che si perda il vero valore e la vera arte che l’artista, in questo caso una dei più noti e illustri architetti contemporanei, ha portato nel mondo. Zaha Hadid è morta nella giornata di ieri dopo aver avuto un infarto in un ospedale di Miami, dove era stata ricoverata per una bronchite.

Zaha Hadid
Zaha Hadid

La donna nacque 65 anni fa a Baghdad, in Iraq e, dopo gli studi a Beirut, decide di trasferirsi a Londra.
È proprio in questa città che Zaha Hadid viveva, dopo aver preso la nazionalità britannica in seguito alla sua lunga permanenza dopo gli studi. Nel 1972 studia nella Architectural Association, dove incontra Rem Koolhaas, Elia Zenghelis e Bernard Tschumi. Successivamente, lavora con i suoi ex professori, Koohlaas e Zenghelis, nell’ Office for Metropolitan Architecture (OMA), a Rotterdam, nei Paesi Bassi, diventandone socia nel 1977.
Attraverso la sua associazione con Koolhaas, conosce Peter Rice, l’ingegnere che le dà sostegno e quel coraggio che serve nella fase iniziale della carriera di ogni artista.

CityLife a Milano
CityLife a Milano

Possiamo considerare Zaha Hadid come una delle più grandi “Archistar” mondiali. Hadid è stata la prima donna a vincere il premio Pritzker, il più importante riconoscimento internazionale nel campo dell’architettura.
Potremmo definire l’architettura di Zaha Hadid come una vera e propria architettura in movimento: le sue opere, infatti, sono caratterizzate da strutture curve, rese possibili grazie all’uso di materiali nuovi come il vetro, l’acciaio, il titanio e la plastica. Un elemento fondamentale nell’opera di Zaha Hadid è sicuramente la natura: il movimento presente nei suoi edifici, il suo stile fluido e leggero, rimanda, infatti, a numerosi elementi naturali. Inoltre, il ruolo della luce e la luminosità che la stessa luce porta alle opere, ricorda, secondo alcuni critici, il barocco, che viene definito, nel caso di Zaha Hadid, un «nuovo barocco».

Il Maxxi di Roma
Il Maxxi di Roma

Numerose sono le opere di Zaha Hadid situate in tutto il mondo ed eseguite anche grazie ad un laboratorio dove, insieme a lei, lavorano ben 240 architetti. Zaha Hadid, la quale lavorava ad uno dei tre grattacieli della nuova Zona Fiera di Milano e che aveva lavorato anche alla costruzione di alcuni edifici del progetto di riqualificazione CityLife, è colei che, nel 1999, vince il concorso per la realizzazione del museo di arte moderna di Roma, chiamato, successivamente, MAXXI. Il museo presenta tutte le caratteristiche dell’architettura di Zaha Hadid: la presenza di curvilinee, il movimento e la continuità con l’ambiente naturale circostante, l’impiego di materiali come l’acciaio e il vetro, e l’impiego fondamentale della luce. L’ingresso del museo è caratterizzato da una spazialità complessa, da gallerie fluide, spazi concavi e convessi, il tutto eseguito con grandi intrecci e con dinamicità. Il movimento, quindi, quel movimento che ha reso – e rende tutt’ora – le opere di Zaha Hadid uniche al mondo, quel movimento che ha portato al successo una grandissima artista: una grandissima donna.

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