C’è un nuovo luogo da arredare

Lo smarrimento, la ricerca, il viaggio. Sé stessi, il proprio spazio e il mondo fuori. Sono le chiavi con cui leggere Un luogo sicuro il nuovo disco de L’Orso, uscito venerdì 11 marzo in casa Garrincha Dischi. La band di Ivrea (TO) riappare sui palchi italiani a distanza di soli tre mesi dalla fine dell’ultimo tour, con un nuovo disco, un nuovo sound e una nuova formazione. Il primo singolo estratto, Non penso mai, ha raggiunto le 20.000 visualizzazioni su YouTube in poco più di venti giorni. In collaborazione con Marco “Cosmo” Bianchi, Dj Dust, I Tropicalisti e Michael Liot, l’album cerca di essere più internazionale, uscendo dai propri limiti compositivi e liberandosi dei condizionamenti esterni.

33851386_350_350Si tratta di un disco di 9 tracce, un viaggio di 9 tappe, alla ricerca di un luogo sicuro, che esiste davvero. Anzi, L’Orso ne trova tre. Apri gli occhi siamo nello spazio (luogo n.1) è la prima traccia ed il punto di partenza, il luogo in cui tutto nasce (e a cui tutto torna), che poi sarebbe Ivrea. Dal canavese si parte per esplorare il proprio animo, verso un equilibrio interiore che sembra irraggiungibile. La band lascia la chiave rock con cui ha affrontato lo scorso tour per sperimentare sonorità più elettroniche, mischiate a campionamenti naturalistici, passaggi ritmici serrati e strumenti acustici. L’obiettivo è far divertire il pubblico, che, senza foga, dovrà muoversi e seguire l’onda della musica e le sue variazioni, lasciandosi trasportare nel viaggio.

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Foto di Ilaria Crespi

La prima tappa del tour è stata all’Alcatraz di Milano il 2 aprile: per L’Orso un palco importante su cui sperimentare, mischiando il rock dei vecchi dischi con l’elettronica del nuovo album. Un mix che funziona.

2_WEB72dpi3000pxUnmarkedVagando si arriva in Irlanda, con la quinta traccia, Io credo in te la tua magia è vera (luogo n.2). Mattia Barro, leader della band, afferma: “Il brano è composto principalmente da suoni che ho catturato con un piccolo registratore portatile durante una vacanza con amici in Irlanda. C’è il brusio di un pub, il rumore delle onde che si rovesciano su una scogliera a Howth, il segnale acustico dei semafori pedonali di Dublino e dei nostri cori registrati in un gazebo con un incredibile flanger naturale all’interno del Phoenix Park”. Passando per Berlino, dove si incontra Micheal Liot, della band francese We Were Evergreen, si arriva allo scontro interiore di Sparire qui. E poi la fine, la nona traccia. Chiudi gli occhi siamo a casa (luogo n.3) torna indietro, chiude il cerchio all’ultimo piano di un palazzo di Ivrea. È la mansarda in cui l’album è nato, il rifugio in cui tornare dopo questo viaggio di 32 minuti e 23 secondi. È il luogo sicuro per eccellenza, dove tutto finisce e tutto inizia di nuovo. È casa.

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