Arte sottomarina: il Museo Atlàntico di Lanzarote

L’acqua cristallina di Lanzarote, isola delle Canarie, e il suo fondale si trasformano per ospitare il Museo Atlàntico, grazie al tocco geniale di Jason deCaires Taylor, artista famoso in tutto il mondo per le sue installazioni sottomarine, tra cui il Museo Subacuático de Arte, nel Messico, e il Parco di sculture sottomarine di Grenada, nel Mar dei Caraibi.

Le sculture vengono calate sul fondale
Le sculture vengono calate sul fondale

Con una grande attenzione all’ambiente e alla natura, le 300 statue del primo museo sottomarino d’Europa sono state realizzate con un cemento completamente ecocompatibile. Posti a 14 metri di profondità questi uomini, donne e bambini di pietra – i cui volti sono stati modellati su quelli degli abitanti di Lanzarote – diventeranno, col tempo, una vera e propria barriera artificiale che si ripopolerà di nuova fauna e verdeggiante flora, contribuendo così allo sviluppo delle specie e dei fondali dell’isola. Le installazioni potranno essere ammirate non solo dagli appassionati di immersioni, ma anche da coloro che non desiderano avventurarsi di molto sotto il pelo dell’acqua, grazie al fondale poco profondo e sabbioso e alle acque trasparenti.

The Rubicon
The Rubicon

Tra i gruppi scultorei possono essere ricordati The Rubicon, Il Rubicone, un gruppo di trentacinque figure umane che s’incamminano verso un cancello; The Jolateros, che rappresenta dei bambini nelle loro “barchette” – jole, appunto – “di latta”; The Content, Il contenuto, ovvero il ritratto di una coppia impegnata in un selfie, che induce a riflettere sull’uso delle nuove tecnologie e sull’ossessione dell’apparire; The Hybrid Sculptures, Le sculture ibride, sculture metà uomo, metà cactus, un vero omaggio alla vegetazione tipica di Lanzarote; The Photographers, I fotografi, che apre a considerazioni sul tema del voyeurismo.

zattera lampedusa
The Raft of Lampedusa

L’installazione più toccante dell’intero Museo Atlàntico è però The Raft of Lampedusa, La zattera di Lampedusa, dedicato ai 3771 migranti, caduti vittime del mare, lo scorso anno, nel tentativo di scappare da Paesi in guerra per raggiungere l’Europa. La scultura raffigura un gommone con a bordo alcuni profughi, in una rivisitazione del celebre dipinto di Théodore Géricault del 1819 “La zattera di Medusa”, che raffigura un naufragio avvenuto proprio nell’Atlantico. Ed ecco che dal mare sembra esplodere un grido muto, di pietra, che esige però di essere ascoltato e non dimenticato: «L’opera è una straziante rappresentazione della crisi umanitaria in atto e deve essere intesa – precisa l’artista – come monito della nostra responsabilità collettiva».

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