Autismo e AIWS, al secolo Milda Bandzaitė

“Happiest when he was alone… drawing into a shell and living within himself… oblivious to everything around him”

Con queste parole lo psichiatra Leo Kanner descrisse nella sua pubblicazione del 1943, intitolata Disturbi autistici del contatto affettivo, il comportamento di Donald e di altri 10  bambini, il cui caso gli era stato sottoposto, arrivando alla conclusione che i suoi piccoli pazienti potessero avere una percezione del mondo e di se stessi distante, particolare.

 

Ma in che modo? Con quali colori?girl-negative-name-tags

Milda Bandzaitė, artista lituana che si firma con lo pseudonimo Aiws – acronimo per Alice in Wonderland Syndrome, disturbo neurologico che porta chi ne è affetto a una distorsione dimensionale – prova a spiegarlo attraverso una serie di disegni minimalisti – ma stranamente esplicativi -, che fanno parte di un progetto, The Girl Who Didn’t Know How To Be”, promosso nel suo blog (qui) e in un libro, in occasione della Giornata Mondiale della Consapevolezza dell’Autismo, il 2 Aprile.

Protagonista dei disegni una bambina dai capelli blu, che vive un’esistenza tutta particolare, in un mondo che non la capisce e che la indica come una “weirdo” – weird in inglese significa strano, ma qui ha un’accezione molto negativa.

 

Milda, o meglio Aiws, si definisce come “a strange invention – a creature with a brush, feather and a camera in its hands. A machine that observes and pictures the dark and cruel reality”, e che – aggiungo io – con una sensibilità straordinaria affronta da una prospettiva interna un tema molto delicato e di cui molti hanno un’idea confusa o del tutto inesistente, cosa che accentua ulteriormente il senso di esclusione che questo disturbo porta.

Per essere chiari, l’autismo, chiamato originariamente Sindrome di Kanner, è un disturbo neuro-psichiatrico caratterizzato da una marcata diminuzione della comunicazione con gli altri  ed un parallelo ritiro interiore. Insieme alla Sindrome di Asperger – sua variante più “aperta” – l’autismo rientra nella categoria dei disturbi pervasivi dello sviluppo. Maggiori chiarimenti su Focus (qui) o la parola al neuroscienziato Gerald D. Fischbach, qui.

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