Sentimento del tempo: il cuore come misura della vita

 

 

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Giuseppe Ungaretti

Sentimento del tempo raccoglie le liriche scritte da Ungaretti tra il 1923 e il 1933, rielaborate nel 1936 e pubblicate definitivamente nel 1943. Quest’opera, appartenente alla seconda stagione poetica di Ungaretti, testimonia un momento di cambiamento e rielaborazione dell’autore nei confronti della propria poetica e dei temi in essa trattati e rappresenta una svolta fondamentale nella direzione di un ritorno alla tradizione, in quanto egli avverte l’esigenza del recupero del ritmo e della metrica tradizionale.

L’operazione compiuta dal poeta, però, non è solo stilistica e formale, bensì si fonda sul valore che la memoria letteraria possiede per interpretare il passato e l’esistenza: egli, infatti, vuole tradurre sul piano formale i mutamenti ideologici e culturali avvenuti nella sua vita dopo la guerra.

Il titolo della raccolta suggerisce l’idea di un tempo che, nel suo inesorabile fluire, deposita nel soggetto un sentimento causato dal vuoto lasciato da ciò che non è più, indicandoci, così, quanto la coscienza dello scorrere del tempo e della perdita delle cose occupi e animi la riflessione ungarettiana di questo periodo; riflessione incentrata, appunto, sulla percezione fra il presente, il passato e l’eterno.

“Ci sono tre momenti nel Sentimento del tempo del mio modo di sentire successivamente il tempo. Nel primo mi provavo a sentire il tempo nel paesaggio come profondità storica; nel secondo una civiltà minacciata di morte mi induceva a meditare sul destino dell’uomo e a sentire il tempo, l’effimero, in relazione con l’eterno; l’ultima parte del Sentimento del tempo ha per titolo L’Amore e in essa mi vado accorgendo dell’invecchiamento e del perire della mia carne stessa.”

Lo scorrere del tempo è colto attraverso la contemplazione di Roma, città barocca per eccellenza, caratterizzata dall’alternarsi di vita e morte, ovvero la forza creatrice e distruttrice della natura, rappresentate la brevità del tempo e ciò che di esso ci rimane: il soffio della poesia.

Per quanto riguarda lo stile, questa raccolta è caratterizzata da una sintassi elaborata e complessa, dalla ricomparsa della punteggiatura, dal recupero della metrica tradizionale (endecasillabi) e dalla rima; domina nelle poesie un tono di indefinitezza e inafferrabilità.

 

Sentimento del tempo

E per la luce giusta,

Cadendo solo un ombra viola

Sopra il giogo meno alto,

La lontananza aperta alla misura,

Ogni mio palpito, come usa il cuore,

Ma ora l’ascolto,

T’affretta, tempo, a pormi sulle labbra

Le tue labbra ultime.

Tema centrale di questo componimento eponimo è la limitatezza del tempo umano: lo spettacolo naturale della luce del tramonto su una piccola montagna scatena, nel poeta, una riflessione sulla fine della vita.  Il tempo è reso attraverso la figura della prosopopea: il bacio fra il poeta e il tempo che si pone come emblema della fine dell’esistenza.  Ciò che tiene la misura di questa limitata esistenza è il cuore, che ne segna il ritmo con ogni palpito e che sembra avvicinare la morte.

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