Livorno ha un cuore cosmopolita

Al giorno d’oggi, Livorno è conosciuta in Italia fondamentalmente per due cose: il porto, da cui spesso ci si imbarca per raggiungere mete turistiche più allettanti come l’Isola d’Elba o la Sardegna, e il cacciucco, il piatto tipico a base di pesce e pane toscano.
In pochi però conoscono la storia della città che fin dal rinascimento era nota per essere un centro multiculturale e cosmopolita unico nella penisola italiana, di cui oggi rimangono alcune tracce ad esempio nelle numerose chiese cattoliche protestanti presenti in città (chiesa olandese, valdese, greco ortodossa, inglese, armena) e nella sinagoga.
L’apertura a genti provenienti da ogni luogo iniziò a Livorno alla fine del XVI secolo con le Leggi Livornine, una serie di provvedimenti emanati dal Granduca di Toscana Ferdinando I de Medici, per iniziare un processo di popolamento della città al fine di garantirne uno sviluppo economico e culturale.

220px-LivornineGià in anni precedenti, Livorno era diventata luogo di protezione degli ebrei dall’Inquisizione, e questo rimane ancora oggi evidente dalla presenza della grande comunità ebraica in città; dal 1590, con una legge voluta dal Granduca, Livorno divenne porto franco, aperto a chiunque volesse stabilirvisi, compresi i condannati per diversi reati ai quali si garantiva l’immunità, ad esempio per i debitori o coloro che erano accusati di omicidio o di reati minori.
L’anno successivo vide l’emanazione ufficiale delle Leggi Livornine, ampliate nel 1593, dando vita alla cosiddetta Costituzione Livornina, valida per tutti gli abitanti della città:

livornina-p-1aIl Serenissimo Gran Duca… a tutti Voi Mercanti di qualsivoglia Nazione, Levantini, Ponentini, Spagnuoli, Portughesi, Grechi, Tedeschi, Italiani, Ebrei, Turchi, Mori, Armeni, Persiani, dicendo ad ognuno di essi salute… per il suo desiderio di accrescere l’animo a forestieri di venire a frequentare lor traffichi, merchantie nella sua diletta Città di Pisa e Porto e scalo di Livorno con habitarvi, sperandone habbia a resultare utile a tutta Italia, nostri sudditi e massime a poveri…”.
Tra le libertà garantite di diritto ai livornesi vi era l’annullamento dei debiti, la libertà di esercitare qualsiasi mestiere (inclusi quelli solitamente osteggiati dalla chiesa come la prostituzione o l’usura) e la libertà di credo politico.

Per ciò che riguardava il credo religioso, le leggi erano invece più restrittive: mentre era permessa la fede ebraica, non furono permesse inizialmente le altre fedi cristiane non cattoliche. Per questo i livornesi dovettero aspettare almeno il XVII secolo, quando venne costruita la chiesa greca di rito bizantino, mentre la chiesa armena fu istituita solo un secolo più tardi. Nell’Ottocento iniziarono ad essere costruiti anche i cimiteri delle diverse fedi come quello inglese, al quale ne fu aggiunto un secondo, entrambi ancora esistenti.
Oltre a quella ebraica, una comunità che fu presente in maniera importante nella città labronica è quella inglese, formatasi a partire dal XVII secolo con l’apertura del porto a commerci di ogni genere, grazie al quale la città diventò presto la principale base commerciale britannica nel Mediterraneo occidentale; ancora oggi, nelle colline intorno alla città, si ritrovano ville appartenute ai ricchi commercianti inglesi o vie a loro dedicate.

Città_pentagonale_-Copia_del_progetto_di_B.Buontalenti-Di questa ricchezza culturale, religiosa ed etnica nella città attuale sono rimaste delle tracce, sebbene sia ormai più “provinciale” rispetto ad altre più grandi e ricche città italiane: Livorno è oggi meno vivace rispetto ai secoli passati, ma mantiene nei suoi abitanti il sangue caldo, forte, libero e talvolta becero dei suoi antenati.

 

 

 

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