Joan Mirò. La forza della materia

“Un innocente col sorriso sulle labbra che passeggia nel giardino dei suoi sogni”. Così Jacques Prévert descrive l’artista protagonista della mostra Joan Mirò. La forza della materia allestita al MUDEC – Museo delle Culture di Milano – dal 25 marzo all’11 settembre 2016. E come l’artista passeggia nel giardino dei suoi sogni, così il pubblico avrà la possibilità di accedervi attraverso un viaggio fatto di pennellate, incisioni e sculture. Un viaggio tra oltre cento opere, realizzate tra il 1931 e il 1981.

dipinto
Due personaggi perseguitati da un uccello – Joan Mirò

Critici e poeti consideravano Mirò l’artista più surrealista di tutti, anche se spesso egli stesso nel corso della sua vita ha affermato: “Non sono mai stato né surrealista né altro. Ho sempre fatto una pittura mia”. Lo potremmo dunque definire un surrealista, certo, ma con una pittura intesa come festa di colori, di linee e di avvenimenti mentali più che reali. La sua è un’arte di ritorno al primitivo e alla dimensione infantile, Mirò vuole rappresentare il sogno, l’emozione, la memoria e guarda al mondo con lo stupore e la sorpresa di un bambino. I colori che dominano la sua tavolozza sono, non a caso, i colori primari – il giallo, il rosso, il blu – tenuti insieme da linee, esili o spesse di colore nero, centrale per Mirò, fortemente influenzato dall’arte giapponese. “Mirò è conosciuto come un grande colorista, parola che significa un po’ tutto e un po’ nulla. Ma c’è molto nero, in tutte le gamme, sia triste che allegro. Mirò riesce a farlo squillare anche come colore molto vivace. Il nero è la linea che si allarga e diventa campitura, pittura, colore. In quel momento si ha un processo di metamorfosi espressiva. La fisicità delle superficie è fondamentale” afferma Francesco Poli, critico d’arte e curatore della mostra insieme a Rosa Maria Malet, direttrice della Fundació Joan Mirò di Barcellona.

la materia
“È la materia a decidere”

“L’inizio è qualcosa di immediato. È la materia a decidere” era solito affermare Mirò. E proprio la materia, con la sua smisurata forza espressiva, è la coprotagonista della mostra. Le sue sono sculture rivoluzionarie, realizzate con pezzi di legno, piatti di ceramica, pezzi di ferro. Mirò sceglie oggetti che hanno una storia e che trasmettono un vissuto, anche misterioso ed enigmatico. Oggetti riconoscibilissimi si trasformano in figure, in allusioni poetiche. La realtà si trasforma in scultura.

scultura
Donna con uccello – Joan Mirò

Il viaggio attraverso le opere di Mirò è suddiviso in quattro tappe, in quattro sezioni, disposte in ordine cronologico, man mano che l’artista scopre ed elabora tecniche pittoriche e scultoree differenti.  La prima, La gestazione di un nuovo linguaggio, offre un percorso attraverso opere su carta e tela realizzate tra gli anni ’20 e ’30, anni in cui Mirò si allontana dalla pittura tradizionale ed approda al disegno come mezzo di denuncia sociale. La seconda, La libertà del gesto pittorico e la materialità dell’oggetto, è la sezione che presenta il Mirò del grande successo internazionale, tra gli anni ’50 e ’60. In questi anni il gesto artistico appare molto più libero e rilassato, e cresce l’interesse per la materia: Mirò realizza numerose sculture in bronzo, assemblando oggetti quotidiani. Agli anni ’70 è dedicata la sezione Antipittura: Mirò si trasforma in un grande provocatore, dissacra e distrugge la pittura tradizionale, che andrebbe “stuprata, uccisa e assassinata”; o ancora “Ho intenzione di distruggere, distruggere tutto ciò che esiste nella pittura. Ho disprezzo per la pittura”. La quarta e ultima sezione, La potenza espressiva delle incisioni, propone opere a cui l’artista lavora sperimentando tecniche nuove, come l’arazzo e l’incisione.

fluidità
Inafferrabile caduta

L’ultimo scorcio del viaggio è Inafferrabile caduta, la video-installazione ispirata alle tecniche ai colori e ai materiali che Mirò utilizzava, in cui la materia si muove fluida. I visitatori, nel corso della mostra, si immergeranno completamente nell’arte di Mirò, grazie a video, musica e postazioni di realtà virtuale attrezzati con Gear VR di Samsung, che raccontano l’opera e la tecnica del maestro catalano. Questa mostra diventa testimonianza dell’originalità di Mirò, un artista che viaggia verso un’espressione creativa primigenia, che si appropria di segni legati all’inconscio e che si avvale di materiali grezzi, fino a quel momento estromessi da accademie, musei e gallerie.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *