Vite in transito pt.3

Manca all’appello della catalogazione la FASCIA DELLA MEZZA ETA’: forse la più variegata, comprende categorie che meritevoli di una descrizione mirata:

  1. IL COMUNE LAVORATORE PENDOLARE: è la categoria base, la più generalizzata, comprende soggetti in larga parte di età compresa tra i 35 e 50 anni circa. Tutti diversi: diversi stili di abbigliamento, diversi modi di fare e diversi hobby/passatempi da treno. La loro caratteristica comune è quella di essere abbastanza anonimi, quasi mai fastidiosi, non chiacchieroni come le vecchiette, ma, come queste, generalmente gentili ed educati.
  2. IL MANAGER: uomo o donna, elegantemente vestito/a, occhi fissi sul computer che ha sulle ginocchia, distoglie lo sguardo solo per cercare il telefono, che squilla con una suoneria discreta ma efficiente, nelle tasche interne della giacca o nella borsetta, per rispondere usando un tono di voce deciso ed assumendo espressioni altrettanto efficienti, a telefonate più o meno importanti, impegnandosi a non ostentare i suoi affari.
  3. IL FINTO MANAGER: spesso ha alcuni elementi caratteristici come la giacca elegante, la 24 ore e un buon traffico di telefonate che potrebbero accomunarlo con la categoria precedente. La differenza è che dalla sua borsa il falso manager non estrarrà nessun computer, perché probabilmente non ha grossi lavori da fare. Tenderà piuttosto ad iniziare una conversazione, o meglio a scambiare un paio di osservazioni con i vicini di sedile, in modo da trovare un appiglio per far presente a tutto il vagone che lui fa qualcosa di interessante, non mentendo ma ricamando un po’ sulla sua reale situazione.

Osservare le persone, leggere un libro, sfogliare un giornale o una rivista, ascoltare la musica ad occhi aperti o chiusi, chiacchierare, lavorare, studiare, scrivere, truccarsi, telefonare, usare il computer, perdersi a pensare, fare l’uncinetto e chi più ne ha più ne metta… Facciamo e vediamo fare mille tipi di cose in treno. Qualsiasi tipo di persona siamo, qualsiasi siano le nostre passioni/abitudini, abbiamo un’occasione per dargli spazio: quanti di noi sarebbero in grado di trovare un’ora e più al giorno di tempo per “le sue cose”? Uno spazio per fare le cose per cui non sapresti trovare uno spazio, non è forse come un’opportunità mascherata da seccatura? E’ come avere un’altra esistenza aggiunta a quella al di fuori dei vagoni, un inserto di vita su rotaie che si incastra con il resto: la chiameremo “vita in transito”.

ATMBiancoenero

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