Caravaggio: il maestro della luce esposto alla Reggia di Monza

Il Cittadino e il Consorzio Villa Reale e parco di Monza, con la collaborazione del Fondo per gli edifici di culto del Ministero dell’Interno, hanno riportato in Brianza uno dei massimi capolavori del soggiorno napoletano di Michelangelo Merisi: La Flagellazione di Cristo.

L’opera, esposta dal 16 marzo al 17 aprile nella straordinaria cornice del salone delle feste della Reggia, fu commissionata nel 1606 dalla famiglia De’ Franchis per essere collocata in una delle sedi più prestigiose del panorama napoletano del tempo, una cappella nella Chiesa di San Domenico Maggiore.image

Un olio su tela dalle dimensioni straordinarie (286×213 centimetri), dove l’eleganza della luce, la potenza dei gesti e l’intensità dei colori esaltano movenze sontuose, pose plastiche e un Cristo dal viso drammaticamente rassegnato e illuminato dalla luce divina.
Restano in ombra i visi dei tre carnefici che non vengono raffigurati in maniera scolastica nell’atto di scaricare il colpo: piuttosto “Caravaggio intelligentemente mostra l’attimo prima, il fulmine al posto del tuono” – così Andrea Dusio, curatore della mostra, commenta la teatralità delle pose. La gestione stessa dello spazio è magistrale e complessa: recenti indagini diagnostiche hanno portato alla luce la presenza in prima stesura di un personaggio in abito scuro, un probabile omaggio al committente. Figura successivamente eliminata nella stesura finale per lasciare il posto al terzo aguzzino, quello situato alla destra
di Cristo.

Il pittore inoltre indugia sulla feroce perizia con cui il Cristo viene legato dai carnefici alla colonna, affinché non si possa divincolare; l’iconografia della costrizione è un filone che collega parecchie opere del periodo napoletano del pittore. È quindi facile legare questo motivo ricorrente alla biografia dell’autore che vive nell’ansia di essere braccato, in un momento in cui la sua vita è una continua fuga e ricerca di riabilitazione sociale e religiosa dopo l’assassinio di Ranuccio Tomassoni avvenuto a Roma nell’autunno del 1606. Si tratta comunque di ipotesi che mai potranno essere confermate e che lasciano l’opera avvolta in quell’alone di mistero che ne aumenta il fascino.

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