Renzi, l’Iran e il ritorno dell’Italia

Martedì 12 e mercoledì 13 aprile Matteo Renzi è stato in visita in Iran. Visita storica sotto molti punti di vista, effettuata per assicurarsi l’appoggio reciproco su molte questioni e vantaggi non indifferenti in ambito economico.

Dopo che il presidente iraniano Hassan Rohani ha scelto l’Italia come primo Paese europeo da visitare in seguito al ritiro delle sanzioni, Renzi ha ricambiato diventando il primo Capo di Governo dell’Alleanza Atlantica a visitare l’Iran dopo lo storico accordo sul nucleare. L’Italia si mette così in prima fila per la progressiva reintegrazione di questo grande Paese nella comunità internazionale: non vuole sfuggire l’occasione di far valere i buoni rapporti storici tra Roma e Teheran e quindi di entrare dalla porta principale in un grande mercato.

TeheranL’Iran infatti è un paese di 80 milioni di abitanti con una forte componente giovanile e una classe media rampante che – agli occhi italiani – non aspetta altro che investire e comprare da aziende italiane. L’obiettivo dichiarato per i due Stati è quello di aumentare gli scambi commerciali reciproci, e in particolare per l’Italia, quello di diventare il primo partner commerciale. A dimostrarlo ci sono anche le visite di svariati ministri negli ultimi mesi e il Business Forum Iran-Italia di mercoledì mattina con gli imprenditori italiani, per sviluppare i rapporti economici tra i due Paesi e per aiutare il rilancio del “gigante persiano”.

Oltre a questo, a livello di politica internazionale l’Italia compie una scelta chiara. Usando le parole del Primo Ministro: “Questo Paese, figlio della grande civiltà Persiana, può giocare un ruolo decisivo per la pace nella regione e per combattere il terrorismo e l’estremismo. Credo che l’accordo per evitare la proliferazione nucleare sia l’inizio di una stagione nuova di grande interesse per il mondo intero”. L’Italia dunque si schiera a fianco dell’Iran, sostenendolo nella lotta che i persiani stanno conducendo contro il sedicente Stato Islamico  – e magari in qualche modo riconoscendone i meriti – e nella risoluzione dei conflitti in Yemen – criticando in qualche modo le azioni dei sauditi contro i ribelli Houthi che hanno causato una “emergenza umanitaria”, sempre secondo Renzi -.

Questa collaborazione non deve certo far dimenticare le violazioni dei diritti umani che la Repubblica Iraniana commette. La pena di morte è ancora in vigore e secondo l’associazione Nessuno Tocchi Caino le esecuzioni sono state 970 nel 2015. Inoltre, le condanne arrivano dopo processi che non seguono gli standard internazionali secondo Amnesty International e Giulia Belardelli dell’Huffington Post sostiene che bisognerebbe togliere il “velo di reticenza” sulla questione dei diritti umani.

Il sogno per l’Italia – e per buona parte dell’Europa – sarebbe l’acquisto di petrolio e gas da questo paese, usando il bacino del Mar Caspio come vettore e senza essere costretti a passare per la Russia. Anche per questo il ritorno dell’Iran nella comunità internazionale è accolto con soddisfazione dall’Italia. E forse anche per questo Roma sta investendo molto nel rilancio dell’economia iraniana, sfruttando e migliorando i rapporti storici di amicizia tra i due Paesi. Nonostante le critiche, una cosa è certa: grazie a questa mossa, l’Italia può forse tornare a contare di più sulla scena internazionale e a far sentire la propria voce. Non male per un Paese ai margini delle scelte mondiali e senza una precisa politica estera da troppo tempo.

 

 

 

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