Yaseen Ahmad e l’arte dei cactus

”Voglio dipingere la speranza, non solo la disperazione.” Sono queste le parole pronunciate da Yaseen Ahmad, un giovane artista palestinese che apre i confini dell’arte sia per i temi trattati nelle sue opere, sia soprattutto per la bizzarra ”tela” su cui dipinge: le pale di cactus.

La pianta cresce spontaneamente e in abbondanza nel territorio montuoso  di Asira ash-Shamaliya e nella lingua locale si pronuncia Sabra, risultando molto simile ad un altro carattere: sabr (pazienza). In effetti il cactus esprime l’ aspra, forte e tenace natura dei palestinesi crescendo ovunque e in qualsiasi condizione climatica, allo stesso tempo rimanendo dolce e morbida all’ interno. È proprio la durezza della superficie a renderla perfetta come base per i colori acrilici da lui usati e si ha la vera e propria sensazione di dipingere su un essere vivente, sebbene sia estremamente difficile dato che non si può correggere o tornare indietro. Sono queste le parole di Yaseen che aggiunge: ”Oggi la paura regna sovrana sia tra la mia gente, i palestinesi, sia tra gli israeliani. Un artista deve avere una prospettiva ‘a volo d’uccello’, dall’alto, ed è ciò che io faccio non dipingendo martiri o scene di conflitto, bensì una luce infondo al tunnel”.

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Il soggetto preferito dall’artista è quello di due neonati, uno tra le braccia della madre e l’altro allattato al seno sorretto dagli arti che ricordano la forma di un buco della serratura. Le chiavi sono un motivo ricorrente nei suoi disegni:  ” È la chiave del ritorno. Della speranza” spiega.
E’ sempre la chiave l’ elemento principale del dipinto, a sua detta il più apprezzato dagli abitanti del villaggio. Una donna anziana con gli occhi chiusi e la fronte corrugata,  testimonianza della vecchiaia e delle sue fatiche, che, in contrasto, tiene in mano con grande forza proprio l’oggetto del ritorno.  La pala (foglia) del cactus contiene perfettamente il suo viso come un burqa.
Nella foto scattata di quest’opera Yaseen aggiunge un altro elemento degno di nota: sullo sfondo sono infatti visibili le antenne delle imprese israeliane sul territorio per segnalare la presenza costante dell’ altro popolo.

La prima volta che provò a dipingere un cactus decise di trasportarlo nei laboratori dell’ università che frequenta, ma appassì.  Dunque lo ripose in una teca di sabbia offrendogli tutte le condizioni necessarie alla sopravvivenza, e fu così che iniziò a disegnare. Oggi la sua arte è conosciuta prevalentemente grazie al web e ai social su cui è molto attivo e, sebbene abbia intenzione di esporre i suoi lavori, preferirebbe che essi siano osservati in loco, tra le montagne, per meglio comprendere il messaggio che egli vuole dare e preservare l’essenza e la vera natura della pianta.  Alla luce di ciò, sta piantando fuori casa sua un numero maggiore di cactus in modo tale da poter costruire un vero e proprio museo a cielo aperto delle sue opere d’arte. Per il momento è consapevole che non potrà esporre i suoi disegni agli israeliani. Spera solo che essi possano vedere in foto ciò che egli ama fare e riconoscere il messaggio che vuole tramandare: la sofferenza, e soprattutto la tenacia e speranza di pace dei Palestinesi.

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