La S.S. Annunziata di Busca. Un caso di “internazionalità” alla piemontese

Nel cuore agricolo della provincia di Cuneo, a metà strada fra il capoluogo di Provincia e la città di Saluzzo – già capitale di un potente marchesato confluito nel XVII secolo nel ducato sabaudo – si trova la città di Busca.

Qui, come in buona parte della nostra penisola, la vita politica, sociale,  devozionale e artistica è stata fortemente influenzata dalla presenza in città di confraternite religiose.

La rivalità nata tra le  due confraternite qui esistenti (quella dell’Annunziata e quella della Trinità) ha portato con il tempo i confratelli delle rispettive associazioni a prendere parte ad una vera e proria “gara” animata da una sfrenata brama di arricchire di opere d’arte i rispettivi oratori.

La più antica delle Confraternite buschesi,  quella della S.S. Annunziata, ha sede, ancor oggi, in una bellissima chiesa settecentesca – oggetto della nostra breve analisi – costruita su progetto di uno dei massimi architetti piemontesi dell’epoca: Francesco Gallo.

I membri dell’Annunziata – meglio noti come “I bianchi” per via della veste bianca indossata nelle cerimonie pubbliche – si trovarono a dover ricostruire il loro tempio,  per la quarta volta nella storia del sodalizio, negli anni venti del Settecento, a seguito del crollo di parte della volta del coro il 20 agosto del 1726.

Naufragata l’idea di copiare il progetto della chiesa di Santa Chiara di Cuneo si commissionò all’architetto Gallo di Mondovì, già progettista della poco distante chiesa parrocchiale, il disegno del nuovo oratorio.

Il cantiere procedette senza interruzione dal 1728 sino al 1734; anno in cui, essendo in via di ultimazione l’edificazione, si diede avvio alla campagna decorativa degli interni.

Il primo intervento attestato dalle fonti archivistiche è quello relativo alla campagna di stucchi messa in opera dall’Intelvese Bernardino Barelli seguito, a due anni di distanza, dai primi lavori a fresco del pittore modenese Giuseppe Dallamano.

Altare di Santa Rita. Pala dell'Operti e quadrature del Dallamano
Altare di Santa Rita. Pala dell’Operti e quadrature del Dallamano

ll Dallamano non era certo una figura di secondo piano, avendo già lavorato in molti importanti cantieri in Emilia e Piemonte sia per il clero che per la nobiltà e financo per la corte sabauda.

Il pittore, specialista in quadratura dipinta, sfodererà sulle pareti, le volte e la pseudo-cupola della chiesa tutto il suo miglior repertorio decorativo regalando una meraviglia di cui, fortunatamente, ancora oggi ci si può beare.

 

La grande ricchezza artistica di questa chiesa non si limita alla sola decorazione ma è formata anche dall’ingente quantità di opere pittoriche e scultoree “mobili” che qui si possono ammirare; come dimenticare, ad esempio, le quattro tele dipinte dal pittore Pietro Paolo Operti di Bra – dipinte in un periodo compreso fra gli anni quaranta e sessanta del secolo XVIII – o la pala dell’altare maggiore ascrivibile, per stile e modelli, all’orbita del Torinese Claudio Francesco Beaumont?

Altre opere degne di nota sono i quattro evangelisti (1756) e la macchina processionale (1757) scolpiti dallo scultore Stefano Maria Clemente di Torino e gli stalli del coro opera di Bernardo Felice Franchelli  e Antonio Selletti da Racconigi (1754).

Stefano Maria Clemente, San Matteo
Stefano Maria Clemente, San Matteo

Nonostante Busca ai trovasse, allora come oggi, sperduta nella campagna basso-piemontese, si può constatare come fosse aggiornata sulle mode artistiche del momento e come fosse, a suo modo, “internazionale” (sovraregionale).

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