Capofortuna stasera è con noi

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Negli ultimi anni si è assistito ad un discesa nel campo politico di leaders che, complice un lustro che a livello europeo ha proposto personaggi ben poco carismatici, hanno dovuto reinterpretare la concezione dell’uomo Sindaco, Ministro, Presidente.
Per fare questo, alcuni politici hanno cercato di cambiare innanzitutto il loro linguaggio, portandolo ad avere un significato non più di conferme e sicurezze per i veccchi, ma di promesse per i giovani.
Le figure che si sono venute a creare in questo processo però, presentano l’idea del nuovo uomo politico non come un rivoluzionario “barbudo” della Sierra Maestra Cubana, ma, quasi contrariamente, come pulito, integerrimo, affidabile, all’ultima moda, trandy.
La televisione e i social network diventano un mezzo fondamentale per mostrarsi all’elettorato (e non da meno sono le riviste di gossip e moda).
Il leader diventa così un narciso, a causa degli strumenti stessi che usa per entrare tra le preferenze dei votanti, e dà in qualche modo l’immagine di “uno avanti”, uno che “come lui non ce n’è”. Tuttavia, rimane legato alla quotidianità dei giovani, con i selfie e i tweet che si ripetono a scadenza di poche ore.
Oltre ad essere un politico quindi, sembra anche una persona normale, con gli interessi della gente comune; fa le cose che tutti fanno.
E’ in questo contesto che possono farsi vive più che mai le parole che scrisse Rino Gaetano, quando certo la situazione era diversa, ma la logica del Capo di Partito, così speciale e così normale al contempo, era la stessa.
Così inizia la canzone del cantautore calabrese, settima traccia dell’album “Nontereggae più” uscito nel 1978:
Ma che fortuna, grazie alla Luna / Capofortuna stasera è con noi
Ha una gran testa / come muove è una bestia / sembra immortale ma è come noi
Si ha a che fare fin da subito con uomo da indiscusse capacità (a priori). E’ Capofortuna, il Segretario di Partito.
La canzone prosegue e descrive la purezza del Capo:
Lui è stato sempre puro / come l’alito di chi
non beve e non fuma / lava i denti tutti i dì
Vi è dunque il ritornello:
Profuma di roba francese / e sulla camicia ha un foulard di chiffon
regala sorrisi distesi / ai suoi elettori,  ai bambini bon bon
Inizia la seconda parte della canzone che descrive ancora una volta la comunione e la distanza che ha il Capo con le persone comuni:
Ma che fortuna, Capofortuna / guarda stasera con noi la TV
Classe di ferro, ha fatto la guerra / è tanto bello che sembra Gesù
A questo punto viene ripreso il ritornello e si arriva alla terza parte del brano con il massimo ritratto della grandezza e della furbizia del Segretario:
Non teme né estate né inverno / se andrà all’inferno ci andrà col gilet
dimentica i tuoi problemi / imbarca i tuoi remi lui pensa per te
inaugura mostre e congressi / autostrade e cessi ferrovie e metrò
sorride ai presenti commosso / se punta sul rosso sa che vincerà
se gioca a tressette è campione / se fuma un cannone si sente un pascià
Si conclude la canzone con la rivelazione di ciò che in realtà è Capofortuna, ovvero un uomo politico come gli altri, con interessi ben diversi da quelli de popolo:
Reprime rivolte e sommosse / e cura la tosse alle cinque col te
sostiene già tesi avanzate / e tutta l’estate la passa in tournèe
Parole, quelle di Rino Gaetano, che creano delle connessioni con l’oggi quasi surreali.
Parole che si rivelano specchio dell’immagine di alcuni politici che oggi invadono tutti gli spazi possibili di comunicazione e condivisione sociale.
Parole che mostrano un personaggio di quelli che, come cantava in un’altra canzone Rino Gaetano, “partono tutti incendiari e fieri, ma quando arrivano sono tutti pompieri“.

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