I fantasmi di Torino: Villa Capriglio

Villa Capriglio se ne sta nascosta tra i boschi della collina torinese. Lungo la strada del Traforo di Pino, compare sopra gli alberi la Casa Gialla, tutta rovinata e scalcinata. Per arrivarci bisogna passare per sentieri in terra e fango, lasciando la macchina all’inizio della salita che porta a Chieri.

Un destino triste, quello di questo edificio, costruito ad inizio 1700 sul modello di altre ville, che svolgevano il compito di casa di campagna e villa per i ricchi torinesi a cavallo tra diciassettesimo e diciottesimo secolo e che ora è ormai ridotta ad un rudere un luogo buono solo per vagabondi e ghostbusters: il pavimento del piano terra, accessibile da una finestra sfondata, è una discarica, fra vecchi giornali, schermi di computer e molta altra immondizia; nella stanza accanto manca la pavimentazione e le scale che portano al piano di sopra hanno il corrimano che pende pericolosamente nel vuoto.

L’unica parte rimasta preservata da vandalismi e incuria è la piccola cappella, dove due statue della Madonna sono ancora al loro posto intatte. Un miracolo e, forse, una speranza per la Casa Gialla della Collina.
Costruita all’inizio del 1700, nel 1746 venne acquistata dall’uomo che in seguito diede il nome alla villa: Giampaolo Melina, Conte di Capriglio, un intrigante avventuriero.

Villa Capriglio

Di umili origini, Giampaolo Melina era un uomo ambizioso, intelligente ed intraprendente, che riuscì nella sua vita a scalare i ranghi della società fino a diventare cortigiano di casa Savoia. Alcune malelingue del tempo sostenevano che i favori elargiti a Melina erano dovuti al fatto che il conte concedesse quella villa ai rampolli sabaudi per i loro incontri privati.

Con le sue nuove ricchezze riempì la villa con gli arredi della reggia della Venaria Reale. Nel 1870 Villa Capriglio passa alla famiglia Cattaneo, che ne sarà l’ultima proprietaria privata. I Cattaneo continuano ad utilizzarla come residenza di campagna, per sfuggire al rumore della città e, negli anni delle guerre, per allontanarsi dai bombardamenti. Con il secondo dopoguerra, il boom economico e la superstrada che tagliava in due il bosco, alla villa arrivò il caos.

Da qui la decisione di venderla: si fecero avanti per primi l’ordine dei salesiani, ma le spese erano troppo alte e venne venduta in seguito  al comune di Torino. Da lì HA inizio il lento declino, fatto di incuria, abusivi e immondizia. “È una vergogna” commenta tristemente Paolo Cattaneo, che a Villa Capriglio ha vissuto una buona parte della sua infanzia: “Fin da quando comprò la villa, il comune fece tante promesse, ma l’ha lasciata completamente a se stessa. È triste vedere come è diventata ora. Era la villa delle mie estati, quella dove è nato mio fratello, ma fummo costretti ad abbandonarla dopo la costruzione della strada di Pino, che ridusse il parco e portò il rumore delle macchine”.

E il futuro per la Casa Gialla è nero: i costi per rimetterla a posto sono troppo alti e da più di trent’anni sembra che nessuno sappia bene come sfruttare questo gioiello architettonico. Un posto buono per gli acchiappa fantasmi di un tempo che non esiste più.

 

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