Scomparsa: l’ultimo romanzo di Joyce Carol Oates

Scomparsa di Joyce Carol Oates è la storia della famiglia Mayfield. 6685868157_6e0303dfd7Zeno, padre controllante convinto che le figlie lo adorino, Arlette, madre invidiosa del rapporto strettissimo del marito con le figlie, Juliet, la figlia bella, e Cressida, la figlia intelligente. È anche la storia di Brett Kincaid, caporale decorato reduce della guerra in Iraq, fidanzato di Juliet e… ultima persona con la quale è stata vista Cressida Mayfield. È infatti proprio la più giovane delle sorelle la scomparsa del titolo. Diciannove anni, androgina, corporatura minuta; introversa, acuta, forse un po’ apatica, ma nel complesso una ragazza che non crea problemi. Eppure, una sera saluta Juliet ed i genitori, esce di casa per cenare con l’amica di sempre e non vi fa più ritorno.

 

Se da una parte, nel suo romanzo, Oates racconta la ricerca disperata della ragazza – forse dispersa nella vicina riserva naturale – i primi sospetti, le indagini con i colpi di scena che si susseguono in maniera calibrata, dall’altra utilizza la vicenda di fondo per descrivere nel dettaglio le complicate dinamiche famigliari e sociali che cambiano più e più volte in seguito alla scompara di Cressida. La cornice del thriller psicologico serve all’autrice per andare a toccare una serie di tematiche a lei care; innanzitutto il contesto del piccolo paesino, che nutre l’insofferenza della protagonista ed il suo senso di disagio per la limitatezza nella quale si trova a vivere, così come le inutili preoccupazioni di Zeno per quello che i concittadini potrebbero pensare di lui e della situazione della sua famiglia. L’ipocrisia, infatti, domina nella città di Carthage, in cui più personaggi sembrano fare buon viso a cattivo gioco. Come Ethel, la madre di Brett, che odia segretamente tutti coloro che conducono una vita più agiata di quella che lei può permettersi. Proprio il fidanzato di Juliet è al centro di un’altra delle tematiche che permeano il romanzo: l’esperienza della guerra in Iraq, con tutte le conseguenze che porta con sé sul singolo, più che sulla comunità. Brett, arruolatosi volontario in seguito all’attentato alle Torri Gemelle, torna a Carthage come invecchiato, in gravi condizioni fisiche ed in una situazione psicologica persino più problematica: a causa del disturbo post – traumatico che lo coglie per via delle scene orribili di cui è stato testimone in Iraq, non è più padrone della sua vita e delle sue emozioni; non può nemmeno più vivere serenamente la relazione con Juliet. Il ragazzo porta con sé un senso di colpa dal quale sembra impossibile liberarsi, che si intreccia alla sua fortissima religiosità. Tale senso di colpa è a mio parere avvertito persino con troppa forza da chi, in fin dei conti, è vittima, e non sembra appartenere a chi invece è il reale colpevole nel romanzo di Oates.

scomparsa
Scomparsa (titolo originale: Carthage), di Joyce Carol Oates. Pubblicato da Mondadori, 11/10/2016, Scrittori italiani e stranieri; 461 pagine. Credits: mondadoristore.it

Continui sbalzi temporali e cambi di scena non esplicitati rendono a tratti difficile la lettura, ma poi tutti i misteri si risolvono, non svelati attraverso una cronaca fredda e imparziale in terza persona, ma raccontati verbalizzando i pensieri dei personaggi principali. È proprio tramite questa modalità il lettore viene al corrente di una parte di Cressida che non conosceva, capricciosa, immatura e disturbata in modo inquietante. La scoperta di una protagonista completamente diversa da come ci si aspetta arriva piano piano, perché in tutta la prima parte del romanzo Cressida è assente, scomparsa nella vicenda così come nei meccanismi narrativi: non un singolo paragrafo è scritto secondo il suo punto di vista, la ragazza è solo presupposto necessario all’avanzamento della narrazione. Chi sia in realtà emerge solamente dalla seconda parte del romanzo, in cui finalmente l’autrice si sofferma sulla protagonista; così, il lettore ha modo di comprendere il disagio che si annida in lei e la sua personalità malata, che non ha avuto modo di formarsi completamente, il suo egoismo ed il vittimismo che muovono la storia. Non a caso si concentra su un rapporto morboso dopo l’altro: prima la complicità con il padre (che però non può appartenerle fino in fondo a causa della sorella), poi la dipendenza da Haley, infine il rapporto strettissimo con l’Investigatore; Cressida si circonda di persone che credono di sapere tutto ciò che pensa e che le dicono, quasi imponendole una strada predeterminata, ciò che è meglio per lei. È nel tratteggiare questa descrizione che, a mio parere, Oates produce le pagine migliori di Scomparsa, riuscendo a introdurre una tipologia di conflitto interiore che solo chi ha vissuto esperienze di questo tipo può capire fino in fondo: Cressida si sente oppressa dalle aspettative dei genitori nei suoi confronti ed è invidiosa delle attenzioni riservate alla sorella, la figlia perfetta, quella facile da amare. A partire da queste basi, si crea un’identità provvisoria, fondata appunto sul suo essere intelligente ma, al contempo, brutta: si percepisce come un mostro, un errore; per questo, pensa, tutti la rifiutano. Non sentendosi amata, mette in moto la vicenda: un po’ per punire se stessa, un po’ per punire coloro dai quali non si sente accettata, iniziando proprio dal distruggere la relazione della sorella con Brett.

In questa seconda sezione del romanzo, Oates ha anche modo di presentare la situazione delle carceri statunitensi e di introdurre una riflessione sulla pena di morte. Da una parte siamo testimoni dell’indagine dell’Investigatore sulla condizione dei detenuti nelle prigioni di massima sicurezza, con le prese di coscienza che porta con sé da parte di Cressida, dall’altra ci formiamo un’idea più completa attraverso l’esperienza di Brett.

La terza ed ultima parte del romanzo si connota come scioglimento e riporta il focus della narrazione sulla cittadina di Carthage. I tempi per l’avvio ad una conclusione sono ormai maturi, ma – tasto dolente – ci si lascia alle spalle dei personaggi le cui vicende vengono percepite come non concluse.

Estremamente prolifica, Oates propone con quest’ultimo romanzo un thriller psicologico ben costruito. La sua non è una gran prosa, è ripetitiva, giocata sulla riproposizione delle stesse parole, frasi, porzioni di testo e concetti. Ma Oates è una donna di fatti, non di parole. E infatti la gestione dell’alternanza spazio – tempo e dei meccanismi del giallo è da manuale: i tempi necessari ad arrivare alla risoluzioni dei misteri proposti possono apparire lenti, ma coincidono con quelli di cui ha bisogno il lettore. Il risultato è che la trama coinvolge, pur concedendo le giuste pause, ed i personaggi sono costruiti in modo impeccabile ed estremamente realistico.

Scomparsa è un buon libro, è intrattenimento di alto livello. E d’altronde, se la Oates è candidata ad un così gran numero di premi letterari ogni anno, un motivo ci sarà.

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