Une jeune fille de 90 ans, la danza per ritrovare la propria identità

Reparto geriatrico dell’Ospedale Charles Foix d’ Ivry, corridoi spogli e stanze impersonali vissute da uomini e donne che hanno perso la loro storia, la loro memoria, la loro autonomia, i loro nomi. Uno scenario di dolore e di solitudine, una porta che una volta varcata sembra poter suggerire una sola parola: fine.

È qui, in questo remoto porto, ultimo di un viaggio lungo una vita, che entra la macchina da presa di Valeria Bruni Tedeschi e Yann Coridian, è qui che prende vita il documentario “Une jeune fille de 90 ans”. Come interagire con dei malati di Alzheimer? Come aiutarli a non perdersi del tutto in uno spoglio universo di nulla? Tentando di stimolare la loro sensibilità, il loro senso di percezione, i loro sensi. copertina

A supportare l’indagine dei due registi, impegnati nella ricerca di brandelli di un passato dimenticato – quello dei pazienti – interviene il coreografo Thierry Tieu Niang che con la sua arte e la sua sensibilità coinvolge i pazienti del reparto e conquista il cuore di una di essi: la novantenne Blanche Moreau.

Il documentario di Valeria Bruni Tedeschi non è una semplice indagine, è la messa in atto di un piccolo ma determinante miracolo, una cronaca di un cambiamento, la testimonianza di come la vita possa essere imprevedibile e sorprendente fino all’ultimo. Thierry e la magia della sua danza si dimostrano capaci di risvegliare istinti e percezioni perdute.

Questa terapia a passo di danza si dimostra ancora più interessante nel momento in cui ci si rende conto che è il maestro ad adattarsi ai movimenti dell’allievo e non viceversa, la coreografia diventa così un’espressione della personalità dell’individuo che lentamente si riappropria di sé partendo dal proprio fisico.

L’innamoramento di Blanche è un sentimento destato da quelle attenzioni a lungo negatele, dal contatto fisico, certamente innocente, ma a suo modo seducente che crea la complicità tra la donna ed il suo insegnante di danza. Ballare con Thierry fa riavvolgere il tempo, riporta i pazienti del reparto ai ricordi di un passato, offuscati dalla polvere che intacca la loro memoria.

Il legame tra Blanche ed il coreografo diventa dunque la da un lato la vicenda portante su cui si regge l’intero documentario, dall’altro il punto di partenza che permette alla macchina da presa di ampliare il suo campo di indagine e di focalizzarsi sui benefici che questo incontro di riflesso riporta sui pazienti del Charles Foix.

Attratti, ingelositi e sedetti dalla musica si concedono, come dei veri divi, e condividono quegli scampoli di passato, reale o inventato, che riaffiora alla mente. “Une jeune fille de 90 ans” con la sua eleganza, la sua grazia e la sua ricercata leggerezza d’altri tempi, dimostra come il richiamo della vita non si esaurisca neppure ad un passo dalla fine. Mostra quanto l’essere umano nella sua bizzarra ed affascinante complessità lotti per soddisfare un unico impulso: la ricerca d’amore.

blanche

Valeria Bruni Tedeschi giunge con questa quarta regia alla conclusione di un percorso di ricerca dell’io che la porta a constatare come l’età sia un metro di valutazione del tutto anagrafico. Blanche Moreau ha 90 anni, eppure nello spirito è ancora una ragazza che si lascia trascinare e coinvolgere da impulsi irrazionali e puramente emozionali, ritrova se stessa laddove regna la confusione: non è importante quanto quell’immagine assomigli a ciò che la ragazza di 90 anni era, ma quanto assomigli a ciò che Blanche sognava di essere.

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