Napoli è una bella canzone

Sembra non finire più la polemica tra il Sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, e lo scrittore di “Gomorra”, Roberto Saviano.
Tema di discussione è la situazione della città della pizza e del mandolino, la città del Vesuvio, di Pulcinella,  di Caruso e di mille altri gioielli del Bel Paese.
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Purtroppo però anche città della Camorra.
Ed è su questo che il dibattito si infuoca; da una parte il Sindaco che parla di un evidente miglioramento di risultati dati anche dalla lotta culturale alla Mafia, dall’altra lo scrittore che contraddice questa tesi.
Tuttavia, Napoli non è stata solo oggetto analisi di magistrati, politici e giornalisti, ma anche di artisti.
Artisti che hanno raccontato forse la Napoli più vera, da Totò a Troisi.  Tra questi, Pino Daniele, che con la sua voce e la sua chitarra ha messo la colonna sonora alla città.
A pochi giorni dal secondo anniversario della sua morte, possono servire a capire la vera essenza della città marinara le parole che, su un giro di accordi particolarmente toccante, scrisse Pino Daniele nel 1977.
Murales dedicato a Pino Daniele nel centro storico di Napoli
Murales dedicato a Pino Daniele nel centro storico di Napoli
“Napule è”, prima traccia dell’album “Terra mia”, nonchè prima canzone incisa dal cantautore napoletano, rappresenta l’inno non ufficiale di Napoli.
Questo, non solo perchè dall’11 Gennaio 2015 la squadra calcistica partenopea lo utilizza per accompagnare l’uscita al campo dei giocatori, ma anche perchè porta con sè tutta la realtà di Napoli.
Le meraviglie, le contraddizioni, le sofferenze di una città tutte rinchiuse in poche strofe.
Le prime parole sono rivolte ai colori, alla vivacità de napoletani, ma anche alle loro paure.
Prosegue la canzone descrivendo la presenza di bambini in giro per qualsiasi angolo della città; presenza che rende impossibile sentirsi soli:
Napul’è mille culure \ Napul’è mille paure
Napul’è ‘a voce de’ creature \ che saglie chianu chianu
e tu sai che nun si’ sulo.
La seconda delle tre strofe racconta l’indifferenza che spesso caratterizza la quotidianità dei napoletani; atteggiamento che il cantautore chiama “nu suonn“, un sonno:
Napul’è na camminata \ int’è viche mmiezo all’at’
Napul’è tutto nu suonn’ \ e o sape tutto ‘o munn’
ma nun sanno ‘a verità
L’ultima parte della canzone evoca l’immagine di un paesaggio adatto alla poesia, con sole e mare, accompagnato però dal menefreghismo e dalla rassegnazione di chi aspetta “‘a ciorta“, la fortuna:
Napul’è nu sole amaro \ Napul’è addore mare
Napul’è na carta sporca \ e nisciun se ne’mporta
e ognuno aspetta ‘a ciorta
Parole forti quanto vere, quelle del più grande cantautore che ha visto Napoli negli ultimi decenni.
Parole che fanno della città dei mille problemi una meta provare a vivere almeno per una volta.
Perchè, malgrado tutto, Napoli è bella; toglie fiato.
Pare che ci sia qualcuno che dopo averla vista è addirittura morto.

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