La perfetta imperfezione di una tomba. Il monumento funebre a Ilaria del Carretto

 

Fra il novero delle opere di Jacopo della Quercia ce n’è una in particolare che ha affascinato e stregato generazioni di uomini: il monumento funebre a Ilaria del Carretto, custodito nel duomo di Lucca.
Chi era questa giovane donna dal cognome “straniero” e perché meritò un monumento a sua perenne memoria nella chiesa più importante della città?
Ilaria era figlia del marchese di Savona e signore del Finale (in Liguria) ed era arrivata a Lucca nel 1403 per sposare Paolo Guinigi, signore del luogo sin dal 1400, rimasto vedovo tre anni prima durante un’ondata di peste.
La giovane morì a soli 26 anni, a causa del suo secondo parto, nel 1405. La sua morte destò non pochi sospetti in città, tanto da indurre alcuni ad accusare il marito di averla avvelenata. La realtà dei fatti sembrerebbe invece quella di un uomo distrutto da questa  perdita e fortemente provatone.

ilaria
Dopo la sua morte Ilaria venne tumulata in una delle cappelle di famiglia, secondo alcuni quella nella chiesa di Santa Lucia (parte del complesso di San Francesco), in attesa che Jacopo della Quercia allestisse un monumento funebre a lei dedicato nel transetto meridionale del duomo, in corrispondenza di un altare della famiglia Guinigi.
Il monumento realizzato fra il 1406 e il 1407 ci parla di un giovane artista (Jacopo nacque in un periodo compreso fra il 1371 e il 1374) cresciuto respirando “aria tardo gotica” e guardando quanto i fermenti umanistici stavano creando attorno a lui.
Nel sarcofago sembrano convivere, in una perfetta sintesi, persistenze tardo gotiche, “novità” umanistico-rinascimentali e addirittura elementi che rimanderebbero, secondo parte degli studiosi, alla coeva cultura figurativa borgognona o più genericamente nordica.
Ciò che è certo è che ancora oggi quest’opera meravigliosa, nonostante i suoi numerosi spostamenti terminati nel 1887, affascina il visitatore grazie alla perfetta maestria con cui è realizzata e all’affascinante imperfezione della pietra usata; pietra solcata da venature che, come i tarli nei frutti di Caravaggio, non fanno che renderla ancor più realmente perfetta.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *