L’arte della Satira: essenza di una cultura troppo amara


 

Tra le più incredibili idee che l’uomo ha trovato per non annoiarsi eccessivamente nell’arco del tempo in cui questo è più o meno costretto a vivere sulla Terra, prende le prime posizioni l’idea di creare. Suoni, disegni e sculture sono il frutto  di quella proprietà che l’uomo ha attribuito a Dio e che, se è vero che il Signore fece l’uomo a sua immagine e somiglianza, appartiene di riflesso anche all’umanità
Ma se la capacità di creare è stata utilizzata all’alba della specie umana per produrre utensili e pellicce, è arrivato un momento nel quale l’uomo ha deciso di provare ad usare questa dote togliendole la funzione materiale.
E’ in questa tappa del cammino umano che nasce l’Arte.
In realtà, l’utilità pratica di questa non è propriamente inesistente.
Nell’arte l’uomo ha riversato tutte le sue paure, i suoi dubbi, il suo amore: un’esternizzazione di ciò che è il mondo interiore dell’essere umano.
E’ poi passata ad essere strumento di critica concettuale verso il potere, le contraddizioni, l’ipocrisia, l’ingiustizia, quasi sempre ponendosi l’imperativo morale di non deridere i deboli.
In quest’ottica, da qualche mese si è aperta un aspro dibattito sull’utilità delle vignette satiriche del giornale Charlie Hebdo, tristemente divenuto noto il 7 Gennaio 2015 a causa di un attacco terroristico alla sua redazione.
Nel mirino della polemica ci sono in particolare le vignette che sono state disegnate sul terremoto che ha devastato Amatrice e sulla valanga che ha colpito l’Hotel di Rigopiano causando 29 morti.
L’accusa principale che si è mossa fino ad ora ai vignettisti del Charlie Hebdo è stata quella di aver scherzato sulla vita di deboli ed innocenti, mancando non solo di un qualche buonsenso ma anche di una morale.
Prima di condannare però è necessario provare a comprendere. Fondamentale per capire la satira è la conoscenza della sua origine.
E’ una delle arti più antiche, avendo  la sua nascita nel periodo dell’antica Grecia.
Molto complesso è indicare la prima opera di Satira, giacchè tende in principio a confondersi con le opere comiche; ad ogni modo si attribuisce l’inizio di questa forma di arte allo scritto omerico Batracomiomachia, “La battaglia dei topi e delle rane”.
Nei successivi testi si va delineando l’essenza della satira, discostandosi dalla conicità anche se ne mantiene al cubi elementi.
Dunque le vignette satiriche di per sè non portano con loro il compito di far ridere chi le legge, semmai quello di suscitare un sorriso a mezza bocca, che può avere più a che fare con l’essere d’accordo con ciò che esprime il disegno, che  lo si considera vero, provocatorio, pungente.
Per proseguire nel processo di comprensione di questa forma artistica sono utili le parole che la Corte di Cassazione scrisse nel 2006 per definirla:
“È quella manifestazione di pensiero talora di altissimo livello che nei tempi si è addossata il compito di castigare ridendo mores, ovvero di indicare alla pubblica opinione aspetti criticabili o esecrabili di persone, al fine di ottenere, mediante il riso suscitato, un esito finale di carattere etico, correttivo cioè verso il bene.”
Da questa definizione si evince l’utilità della satira, ovvero: portare l’attenzione dell’opinione pubblica su comportamenti negativi e cercare quindi far sì che ci sia un cambiamento verso un comportamento migliore.
E’ necessario, pertanto, prima di critare le vignette e i loro disegnatori, capire se questo fine sia presente o meno nei disegni del Charlie Hebdo.
In particolare, le due vignette in questione:
charliecharlie1
Sebbene questi disegni possano sembrare in principio fine a sè stessi, ciò che si può arrivare a concludere, pensando il più satiricamente possibile, è che queste non sono altro che delle illustrazioni della realtà di questi due eventi. Eventi che trovano la loro origine naturale solo nel sisma e nella valanga.
I morti infatti, sia nel caso del terremoto di magnitudo 5.2, sia nel caso della valanga, sono da attribuire ad errori umani. Alla edificazione di case che non seguono criteri antisismici E alla costruzione di un hotel in un’area insicura.
Queste illustrazioni rappresentano una fotografia di ciò che è successo, fotografie che dovrebbero far riflettere sulle cause di questi disastri.
E nessuna di queste due vignette pretende di far ridere.
Se qualcuno si chiedesse se sia normale provare una reazione di rabbia e dolore, i vignettisti risponderebbero di sì.
Perchè la satira non è una storia comica.
E’ solo una cultura molto difficile da accettare.
Una proposta di verità condidata di qualche disegnino più o meno divertente.

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