Janis Joplin, la first lady del Club 27

Esiste un club, molto prestigioso, forse il più esclusivo del mondo. Per entrarci ci sono regole precise, molto restrittive, ma una volta che si è dentro, la fama e la gloria sono assicurate. Si chiama Club 27, per farne parte devi essere una rockstar e devi essere morta a 27 anni. A differenza di altri club, in cui l’accesso alle donne è stato precluso per molto tempo, il Club 27 fu subito aperto anche per le donne: uno dei primi nomi negli elenchi è infatti quello di Janis Joplin, nata il 19 gennaio 1943 e morta il 4 ottobre 1970. Qualche settimana fa avrebbe compiuto 74 anni. Se fosse ancora viva se ne parlerebbe in che termini? Sarebbe rimasta sulla cresta dell’onda, avrebbe cantato altri brani che sarebbero diventati dei classici? O sarebbe finita nel dimenticatoio, precipitando nel tunnel della droga? Nessuno potrà dirlo con certezza; la dura regola del Club 27: morire per vivere per sempre.
Janis Joplin è stata una delle più importanti icone femminili del rock, la sua figura e il suo stile sono state in seguito prese a modello da altri cantanti: da Patty Smith, Annie Lennox, per finire a Skin, tutte quante sono state influenzate dalla sua voce graffiante e dalla presenza scenica.

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Nata nella profonda provincia americana, a Port Arthur in Texas, Janis è una ragazzina bruttina, introversa e che trova nella musica un rifugio. A 17 anni decide di abbandonare gli studi al college per mettersi sulla strada, seguendo la tradizione dei beat americani. Comincia a esibirsi assieme a Jorma Kaukonen, futuro chitarrista dei Jefferson Airplane, poi incontra Chet Helms, un manager che la ingaggia come vocalist della Big Brother and The Holding Co., una blues band con influenze di rock psichedelico. Due dischi con loro, poi due – di cui il secondo postumo – da solista. Le bastano quattro dischi per essere proiettata nell’Olimpo della musica.
La California in cui arriva Janis è come una terra promessa, tra la scena musicale in fermento, i movimenti hippie e la loro filosofia a cui la Joplin partecipa con entusiasmo. Qui la ragazza bruttina del Texas diventa un sex-symbol, quella introversa arriva sui palchi di Woodstock. L’altra faccia della California però parla di sofferenze, delusioni amorose – che nel 1966 la riportano a casa nel provinciale Texas – e soprattutto la droga. A San Francisco, dove vive immersa nei boschi, con vista sul Golden Gate Bridge, Janis scopre l’eroina. E sarà un fattore costante negli ultimi anni di vita della cantante: un continuo andare e venire dalle cliniche, tentativi di smettere che si infrangono contro le tensioni in studio, la sua ricerca della perfezione nella sua musica. Un circolo vizioso che termina quella notte di ottobre, in una camera del Landmark Motor Hotel, Hollywood. Il referto medico parla di overdose.

Un destino non diverso da quello di un altro grande della musica, morto poche settimane e prima e, anche lui, fiero membro del Club 27, Jimi Hendrix. Se ne va la più grande voce bianca del blues, la ragazza che ha donato a tutti un piccolo pezzo del suo cuore, una grande fiamma che ha bruciato solo per un istante.

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