«La luna di miele tra Monsanto e il Burkina sembra essere finita»

 

Da oggi il Burkina Faso non avrà più rapporti con Monsanto nel campo delle piantagioni di cotone.

Nel 2009 il Burkina Faso è un grande esportatore di cotone ma pur sempre un paese molto povero, sotto il presidente Blaise Compaorè. Il colosso di biotecnologie agrarie Monsanto introduce con un accordo semi più resistenti agli insetti nell’ 80% dei campi di cotone . Ma questa produzione apparentemente favorevole non giova mai all’economia dello stato africano.

«Si tratta di una differenza che deriva per lo più dalla lunghezza della fibra – spiega François Kaboré, docente di Innovazione e tecnologia all’African Institute for Social and Economic Development di Abidjan – quella prodotta dai semi creati nei laboratori della multinazionale americana è molto più corta di quella tradizionale burkinabé».

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FOTO2 https://it.wikipedia.org/wiki/File:Dourtenga_cotton_harvest.JPG

 

L’azienda è stata promotrice di grandi promesse: netto aumento di produzione di cotone (4/6 tonnellate di cotone per ettaro), profitti maggiori e meno lavoro.

Le cose non sono andate proprio così visto che il raccolto è stato di una tonnellata per ettaro e i danni al Paese sono stati di 73 milioni di euro.

Non solo in Burkina Faso, “anche in Ciad, Mali, Benin e Niger ci si sta tirando indietro davanti alla proposta di introdurre nuove coltivazioni di cotone Ogm” spiega Kaborè.

Non solo quindi il Burkina Faso è stato dimora del presidente Thomas Sankara*, il quale è stato assassinato dopo aver spinto i burkinabè a “riprendersi l’Africa” e i propri diritti, ma è anche il primo Paese a rompere la collaborazione con Monsanto. Questo grazie anche all’avvento di un governo democratico dopo una lunga dittatura.

Nel 2016 il paese produce 314.000 tonnellate di fibra di cotone, ovvero più del 29% rispetto a quello dello scorso anno (fonte Icac).

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FOTO2 https://pixabay.com/it/fibre-semi-white-cotone-idrofilo-72949/

 

Se ogni continente riuscisse a riappropriarsi delle sue tradizioni si potrebbe superare la “contaminazione” passiva e soprattutto il retaggio coloniale dei paesi africani, che tutt’ora esportano gran parte della materia prima che producono.

Ora il Burkina Faso ha chiesto che la cifra persa venga risarcita e forse questo darà il via ad una catena di “indipendenze” e passi, verso un avvenire dell’Africa in mano agli africani.

 

*Presidente Thomas Sankara (1983-1987), documentario di Silvestro Montanaro: https://www.youtube.com/watch?v=GPCNq-T7yDY

 

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