Quanto pesa un pregiudizio: riflessioni su moda e fat-shaming

A partire dagli anni ’10 del Duemila, la moda femminile sembra aver perso i suoi rigidi canoni di esclusività. Fino a pochi anni prima sarebbe stato impensabile vedere in passerella modelle come Winnie Harlowe o Brunette Moffy, oggi vere e proprie celebrities contese da grandi case di moda.

Winnie Harlowe, nera con una vistosa vitiligine su tutto il corpo, dopo anni di insulti come “mucca” e “giraffa” da parte dei bulli e l’esordio nello show “America’s Next Top Model”, è diventata una vera e propria star. Ambitissima da numerose campagne pubblicitarie, é oggi anche volto di Desigual. Per Brunette Moffy, invece, un evidente strabismo non ha creato ostacoli quando é stata scritturata da Storm, l’agenzia di moda che scoprì Kate Moss e Cara Delevingne. La moda dunque sembra avere aperto i suoi orizzonti in maniera sempre più inclusiva, sfidando ogni stereotipo di bellezza. È innegabile il messaggio di empowerment, ovvero emancipazione, veicolato alle ragazze di tutto il mondo, pur trattandosi in realtà di casi limite tra le migliaia di anonime indossatrici che concludono la carriera dopo una o due stagioni. Non sono mancate nemmeno modelle non più giovanissime, come l’ottantatreenne Daphne Selfe. Per quanto abbia contribuito a contrastare l’ageism, si tratta anche in questo caso di un’eccezione. Risale infatti a marzo 2016 il suicidio della modella kazaka Irina Livushna, datasi alle fiamme perchè a 31 anni, giudicata troppo vecchia per sfilare, veniva esclusa da tutti i casting e non riusciva più a lavorare.

Winnie Harlow

In questo quadro di apparente apertura, sembra non abbia diritto di essere rappresentata però una fetta ben precisa di discriminati: le persone grasse. Anche la premiatissima modella Ashley Graham, che ha iniziato la sua carriera ad appena 15 anni, si trova relegata in una categoria a parte, ovvero quella delle modelle plus size.

Quella del fat-shaming è una questione complessa e a dir poco spinosa. Se da un lato incoraggiare uno stile di vita malsano legato a sovrappeso e obesità risulta dannoso quanto promuovere corpi dagli standard di misura utopici, dall’altro è impossibile ignorare lo stigma subito dalle persone grasse.

Secondo una ricerca della National Association to Advance Fat Acceptance pubblicata nel 2008, negli USA il sizeism, ovvero il pregiudizio nei confronti delle persone per via della loro taglia, era la quarta causa piú forte di discriminazione del Paese. Le cose non sembrano essere cambiate, nonostante Lena Dunham non abbia esitato a mostrare la sua cellulite sulla copertina del Glamour Magazine USA del 3 gennaio 2017. L’autrice della fortunata serie TV Girls non ha mai mostrato imbarazzo per il suo essere chubbyDunham non può essere innalzata certo ad icona della body-positivity, per via di alcune sue considerazioni controverse e poco condivisibili, ma ha certamente infranto un tabú.

Mancano rappresentazioni positive delle persone sovrappeso, che vengono automaticamente associate alla scarsa attrattiva, alla stupidità, alla scarsa igiene e alla mancanza di abitudini sane o di forza di volontà. Nulla di piú falso, in molti casi, ma le persone grasse sono tuttora discriminate sul lavoro, nei tribunali e nel quotidiano. Umiliare una persona in sovrappeso, anche manifestando preoccupazione per la sua salute, non fa altro che reiterare lo stigma, senza apportare il minimo aiuto. Alcune persone sovrappeso, infatti, possono non desiderare dimagrire, avere un’immagine positiva di sè, oltre che sentirsi belle ed avere una vita sentimentale appagante. Anche senza essere modelli professionisti, come Ashley Graham.

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La copertina di “Glamour Magazine” con Lena Dunham

Un esempio molto brillante di intersezione tra moda, maschile e femminile e rappresentazione positiva delle persone grasse è quella che in “Uomini di peso” fa Alessandro Carella, un “fashion blogger curvy” di Milano unico nel suo genere. Dall’esordio sul web del 2014, Carella ha oggi piú di settemila followers su Facebook ed Instagram ed ha pubblicato su quotidiani internazionali come Huffington Post, Buzzfeed e Corriere.it.

Alessandro, da bambino vittima dei bulli a causa del suo peso, ha deciso di condividere un messaggio di grande amore per la propria persona, combattendo in un colpo solo gli stereotipi sugli uomini e la moda e quelli sul peso. Nell’intervista rilasciata a Carmen Mastrangelo per il blog “Beauty and curvy” descrive così la sua “missione”:

“Ho ancora tanto da imparare, ma sono sulla strada giusta perché mi diverto e parecchio. Il rapporto con la moda è bello perché amo vestirmi e fare shopping (ho più vestiti e scarpe della mia fidanzata), mi piace mischiare gli stili, osare e indossare capi colorati e particolari.
Il mio passatempo preferito è cercare, scoprire e poi presentare a tutti i nuovi brand di abbigliamento PlusSize. In passato avevo difficoltà nel cercare abbigliamento giovanile e confortevole, ora che comunque è tutto più semplice ed immediato ed i social mi aiutano parecchio, trovo molto più semplice indicare e far conoscere ogni giorno cose belle ed innovative, soprattutto agli italiani in quanto in Italia arriva sempre tutto in ritardo.”

I modelli e le modelle internazionali di “Uomini di peso” appaiono nelle foto affascinanti e seducenti come tutti i modelli professionisti, gli abiti sono alla moda e divertenti anche se plus size, categoria che tradizionalmente annovera abiti non particolarmente appetibili.

Senza incensare l’obesità patologica o scadere nel vittimismo, Carella riesce a mostrare un grande esempio di body positivity: anche i grassi sono belli.

 

 

 

 

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