Un corpo, due spiriti: studi di genere tra i nativi americani

Una Pocahontas coi baffi sarebbe certamente una figura molto curiosa e bizzarra che salterebbe subito all’occhio come la principessa più simile a papà Walter della storia.
Eppure tra i nativi americani, lasciando da parte le caricature, esistevano (ed esistono ancora) degli uomini-donna, o donne-uomini che dir si voglia, che l’antropologia ha deciso di chiamare two-spirit.
Two-spirit, ovvero due spiriti – uno maschile e uno femminile – riuniti in un solo corpo. Il termine è la traduzione di “niiz manidoowag” dalla lingua degli Ojibwa (nativi dell’odierno Michigan), ma viene usato in maniera più ampia per identificare tutte le figure analoghe presenti in circa 150 altre società native del nord America.

I two-spirit erano persone (più spesso di sesso maschile) che rappresentavano un cangiante connubio di mascolinità e femminilità, e che quindi assumevano su di sé compiti e funzioni sia maschili che femminili.
Ben lungi dall’essere un fenomeno da baraccone o un emarginato, la duplicità e la peculiarità del two-spirit era ritenuta un valore che tra molte società veniva associato ad un certo prestigio sociale e a particolari poteri mistici o funzioni sacerdotali.

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Gli Hidatsa conferivano ai due-spiriti pieni poteri decisionali e religiosi sulla comunità, mentre tra i Navajo dell’odierna Arizona i bambini che manifestavano tendenze da nádleehé erano incoraggiati premurosamente per poi, una volta adulti, assumere il ruolo di capifamiglia.
Un particolare molto interessante, e forse quello che scandalizzò di più i colonizzatori occidentali, è come questo terzo genere si comportava riguardo all’istituzione del matrimonio.
Per esempio: gli Alyha (two-spirit di sesso maschile) dei Mohave (California) andavano spesso in moglie ad un uomo. In effetti, andavano così in moglie da arrivare a simulare dolorose gravidanze e mestruazioni. Allo stesso modo le Hwame: femmine che si mascolinizzavano, convolavano a nozze con donne Mohave.

Si tratta quindi di una formazione sociale che richiama fortemente i temi occidentali dell’omosessualità e del transgenderismo, e proprio per questo motivo, quando i coloni occidentali entrarono in rapporto con i nativi americani, la lessero nelle categorie dell’abominio, della perversione e del peccato, affibbiandole il nomignolo dispregiativo di berdache (termine francese per indicare con disprezzo, secondo il modo dell’epoca di vedere le relazioni same-sex, il partner ricettivo).

E’ difficile dire fino a che punto i due spiriti possano essere fatti coincidere con i concetti occidentali di omosessuale o transgender, ma secondo l’autorevole opinione di Francesco Remotti, antropologo dell’università di Torino, le società dei nativi nordamericani trovano grazie a questa figura qualcosa di molto importante: l’autocritica. Queste persone dai “due spiriti” rappresentano uno strumento di “meta-cultura”: grazie al loro fluttuare svelano l’illusione della rigidità del genere, smascherandone l’artificio e permettendo alla fine di contrastare la tentazione a naturalizzare ogni costrutto culturale, una tentazione a cui la nostra società si è fin troppo spesso abbandonata.

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