Donnie Darko: sintesi di un mondo bidimensionale

Tutto inizia il 2 ottobre 1988 e lo spettatore si trova di fronte a un personaggio enigmatico e complesso: Donald “Donnie” Darko. Un comune adolescente americano con una famiglia e degli amici, benché non goda di grande popolarità a causa della sua intelligenza e di una malattia di cui solo i suoi cari sono a conoscenza: la schizofrenia. Tuttavia non serve scavare a fondo per comprendere che questa sia solo l’epidermide di  qualcosa di più complesso che caratterizza la sua personalità: si tratta di una dimensione travagliata in cui realtà e apparenza si scambiano senza regole né logica.
Questa data segnerà l’inizio di una serie di terribili catastrofi che si abbatteranno sulla sua vita e il cui esito sarà la fine del mondo. Tutto ciò viene preannunciato nella notte del 2 ottobre, durante uno dei tanti episodi di sonnambulismo del ragazzo, da un coniglio antropomorfo, Frank. Da questo momento comincerà una corsa contro il tempo: secondo la profezia dello strano e in apparenza innocente personaggio mancano infatti esattamente 28 giorni, 6 ore, 42 minuti e 12 secondi all’apocalisse.
Primo della serie di sfortunati eventi sarà la caduta del motore di un velivolo su casa Darko da cui Donnie è sfuggito grazie all’incontro con Frank.

Una serie concatenata di situazioni, tra cui anche l’incontro e poi l’inizio di una relazione con la nuova arrivata a scuola Gretchen, rivelerà al ragazzo che le parole dell’amico che popola i suoi sogni stanno avverandosi. Ma quando è il sonno a prendere il sopravvento, Donnie si trova incastrato in un mondo surreale in cui il Coniglio è in grado di manifestarsi e di discutere con lui. In questo climax ascendente di accadimenti sfavorevoli si giunge alle ultime scene del film. Gretchen ha subito un incidente automobilistico in cui ha perso la vita e Donnie con un colpo di pistola ha ucciso il suo assassino.
È arrivato il giorno tanto atteso e il mondo sta per finire.

Donnie e Gretchen

Guardando il film e intuendo dalla breve analisi qui proposta, il tema dominante dell’intera pellicola e uno degli aspetti più affascinanti è l’attenzione che viene posta sull’ego del personaggio. E’ infatti costretto a vivere in un mondo bidimensionale: una dimensione reale, che corrisponde al momento della veglia, e una fantastica, che è quella del momento onirico. Due mondi che inizialmente sembrano convivere senza che l’uno si intersechi con l’altro.
Ma dalla notte fatale dell’incontro tra Donnie e Frank, questo cosmo ordinato sembra frantumarsi e a subirne le conseguenze è proprio Donnie. Illusione, realtà, fantasia, verità si congiungeranno a tal punto da divenire un’unità inscindibile.
In un crescendo di ansia e angoscia, lo spettatore verrà posto di fronte a un nuovo scenario in cui la somma di tutte queste componenti si manifesterà in lui come mera pazzia. Una pazzia latente che nessuno, né gli amici né i familiari né il pubblico e né tanto meno lo stesso protagonista sono in grado di cogliere. Solo il 31 ottobre del 1988 ci sarà la resa dei conti.
Con la morte di Gretchen, anche il mondo finirà, o meglio, il mondo di Donnie, ora che il Coniglio può confessargli tutto ciò di cui egli è rimasto all’oscuro: Donnie è morto, da 28 giorni, 6 ore, 42 minuti e 12 secondi.
La fusione di questi due mondi si é cinta al punto tale da creare un nuovo universo tangente, un Mad World, citando le parole della colonna sonora di Gary Jules.

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Un film complesso, quanto la personalità di quel ragazzo che ha combattuto contro la propria essenza, in grado di coinvolgere lo spettatore dall’inizio fino alla fine. La grandezza di questo film -a mio parere- consiste proprio nella capacità da parte del regista Richard Kelly di fare del suo protagonista un eroe auto sconfitto.
Il ritmo è incalzante e procedendo nella trama del film, lo spettatore si trova sempre più coinvolto nella vicenda e prende le parti di Donnie.
Un film al limite del fantascientifico, che tuttavia mantiene una sfumatura romanzesca.

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