Jazz fra passato e futuro

Con 7 Golden Globe vinti e 14 nomination agli Oscar, La La Land si candida a essere il film più importante dell’anno. Un musical che racconta la storia d’amore di una aspirante attrice con un pianista. L’altro grande protagonista della pellicola è la musica, in particolare un genere che il regista Damien Chazelle rimette al centro del suo lavoro per la seconda volta dopo il suo debutto con Whiplash: il Jazz.

Un genere che ha attraversato un secolo, vivendo numerose vite. Si parla di una musica popolare, ma colta, qualcosa che parte da un semplice ritmo binario fino ad arrivare nei conservatori dove nell’insegnamento di questo genere viene richiesta una perizia tecnica superiore rispetto agli altri. Ma dove nasce il Jazz? Cosa lo caratterizza? E cos’è adesso?

Il Jazz nasce tra le everglades e i campi di cotone della Lousiana, una musica vocale che accompagnava il lavoro degli schiavi neri. Si diffonde nelle strade di New Orleans, in un crogiolo multietnico che mischia insieme le percussioni e i ritmi africani con le bande militari europee e agli inizi del ‘900 si diffonde anche negli Stati più a nord degli USA, in particolare a Chicago e New York. Divenne la musica che accompagnò gli anni del proibizionismo e della grande depressione. Conquistò anche l’Europa: nel 1936, in una Italia fascista e antiamericana Louis Armstrong si esibì per la prima volta nel nostro paese, a Torino.

Dopo la seconda guerra mondiale accompagnò ancora le vicende della beat generation, ma alla fine degli anni ’60, con il nuovo che avanzava, il Jazz sembrava giunto al capolinea. A salvarlo furono i fratelli Wynton e Brandon Marsalis, che riportarono in auge questo genere, cogliendo influenze di generi più recenti, o avvicinandolo alla colta musica classica.

jazz

Oggi la scena del Jazz è molto florida, in tutto il mondo esistono numerose scuole e festival sul tema, è l’unico genere musicale ad avere una giornata dedicata dall’Unesco. Esistono tre scuole di pensiero che dividono gli artisti del genere: il primo è quello più tradizionalista, in cui il Jazz è quello primitivo dei primi anni del ‘900, il secondo stile è quello più mainstream, che si rifà alla musica degli anni ’50, alla cultura del free jazz di Harlem. Il terzo genere invece è quello inquinato, in cui il Jazz si mischia con vari generi, dalla classica alla world music e ovviamente al rock e rhythm and blues.

E dopo un secolo di vita, ecco la più straordinaria evoluzione del Jazz: nato nelle piantagioni di cotone, suonato dagli schiavi neri, diffusosi nei postriboli, nelle sale da ballo e nelle bische, oggi questo genere vive su un confine molto labile tra la musica popolare e quella colta ed elitaria. Quale sarà il suo destino? Continuare sulla via della spontaneità o della scolarizzazione? E le due cose non potrebbero forse coesistere? Suonare qualcosa che sia sempre nuovo, ma sempre riconoscibile è possibile? È questa la grande scommessa del Jazz per il futuro.

 

 

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