Bellotto e Canaletto: oltre Venezia, un viaggio nell’Europa del ‘700

È ancora visitabile fino al 5 marzo, presso le Gallerie d’Italia, una mostra capace di riservare non poche sorprese e riflessioni: “Bellotto e Canaletto. Lo stupore e la luce”. Tra i due nomi nel titolo, quello destinato ad attrarre il grande pubblico è di sicuro Antonio Canal, detto Canaletto (1697 – 1768). Chi non si è mai trovato di fronte ad una sua veduta del Canal Grande o di Piazza San Marco? Tuttavia il percorso della mostra è dedicato in maniera più approfondita alla vicenda biografica di Bernardo Bellotto (1722 – 1780), suo nipote e allievo.

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Canaletto – Molo verso ovest con la colonna di San Teodoro (1738) [link fonte]
La narrazione intrecciata della vita dei due pittori comincia, ovviamente, a Venezia. Il giovane Bellotto, figlio della sorella di Canaletto, dimostra presto un talento precoce per la pittura. Entrato ufficialmente in bottega all’età di 14 anni, apprende in fretta l’uso della camera ottica, i procedimenti di disegno delle architetture tramite righello e compasso: sapienza tecnica ed estrema precisione portano rapidamente il ragazzo all’altezza dell’illustre zio. Sono  gli anni trenta del Settecento e il lavoro all’atelier è frenetico. Le commissioni per le vedute non mancano mai, e le opere di Canaletto e Bellotto viaggiano per l’Italia e l’Europa, soprattutto alla volta dell’Inghilterra. (Non a caso gran parte dei dipinti in mostra provengono da collezioni – ancora oggi private – della nobiltà inglese, una per tutte quella della regina Elisabetta II).

Dopo una fase iniziale in cui è difficile distinguere le opere dell’uno e dell’altro, col tempo gli stili dei due artisti si fanno divergenti, sempre più personali: Canaletto conserva la maniera sintetica, l’inconfondibile luce calda e i colori tenui, i rosa e gli azzurri della sua Venezia, anche quando ne se ne allontana. Il modo di dipingere di Bellotto invece diventa sempre più nitido, attento ai dettagli in modo quasi maniacale, sotto l’influenza della pittura nordica e fiamminga: la sua luce argentea e metallica, i colori bruni, verdi e scuri, le ombre sempre più presenti, le acque solcate da minuziosi riflessi. Entrambi portano il genere del vedutismo al massimo grado della sua espressione, raccontano luoghi reali rendendoli ideali, fermandone per sempre l’immagine su una tela. Dipingono un attimo cristallizzandolo e trasportandolo fuori dal tempo, in un irripetibile equilibrio di razionalità e poesia.

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Bernardo Bellotto – Veduta di Gazzada (1744), particolare [link fonte]
Negli anni quaranta del ‘700 le loro strade si dividono. Il Canaletto intratterrà rapporti sempre più intensi con i committenti e mecenati inglesi, finché deciderà di trasferirsi a Londra, dove rimarrà per dieci anni, lavorando intensamente e godendo di inesauribile ammirazione. Tornerà poi a Venezia per non spostarsi più fino alla fine della sua vita.
Bellotto, invece, dal 1746 darà inizio a quei viaggi che lo renderanno un vero e proprio intellettuale cosmopolita, testimone sensibile del secolo dei Lumi, di cui ferma nelle sue tele il progresso e la vitalità. Firenze e Roma nel primo viaggio, poi Milano, Torino e Verona.

Continuando la visita sala per sala, in una sorta di sospeso viaggio indietro nel tempo, la sensazione è quella di seguire il maestro Bellotto, accumulando via via le splendide raffigurazioni dei posti visitati, per poi voler subito partire alla volta del paese successivo. Dal Castello Sforzesco di Milano al Ponte di Castelvecchio, dal Colosseo  alle rive del Po nel centro di Torino, passando per le vedute lombarde, ci si sposta infine in Germania. Dal 1746 a Dresda, come pittore di corte di Augusto III, Bellotto crea i suoi più grandi capolavori, le Quattordici Vedute della città: ne coglie lo splendore, il fermento e l’espansione; magistrale per esempio la serie di dipinti in cui rappresenta la progressiva costruzione della Hofkirche.

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Bernardo Bellotto – La Kreuzkirche a Dresda (1753) [link fonte] a confronto con Le rovine della Kreuzkirche dopo l’invasione prussiana (1765) [link fonte]
Ma pace e benessere non durano per molto. Nel 1756 l’Europa viene travolta dalla Guerra dei Sette Anni; nel 1760 Dresda subisce l’assalto dell’esercito prussiano. È in questo momento che Bellotto rivela una sensibilità inedita e, da vedutista di corte assume il ruolo di cronista emotivamente partecipe degli eventi disastrosi della guerra.  Le acqueforti e i dipinti realizzati in seguito riprendono l’impianto di alcune delle Quattordici vedute, tuttavia mostrano adesso una città ridotta in macerie e profondamente ferita. La Storia si ripete tragicamente appena due secoli dopo: nella notte tra il 13 e 14 febbraio 1945 Dresda subisce un devastante bombardamento aereo. Negli anni successivi i dipinti di Bellotto sono il documento più importante e prezioso per la ricostruzione tanto degli edifici quanto, insieme ad essi, dell’identità culturale di quei luoghi e dei loro abitanti.

Pare che ancora oggi a Dresda tutti conoscano il nome di Bernardo Bellotto e nutrano per lui profonda gratitudine.

 

 

“BELLOTTO E CANALETTO – Lo stupore e la luce”

A cura di Bożena Anna Kowalczyk

Fino al 5 marzo 2017         

Gallerie d’Italia, Piazza della Scala 6, Milano

www.gallerieditalia.com

 

Foto in evidenza: Bernardo Bellotto, Il Neumarkt di Dresda (1750) [link fonte]

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