La “Baìo” di Sampeyre: quando l’abito si fa opera d’arte

Il 12, il 19 ed il 23 febbraio  a Sampeyre – comune della Val Varaita in Provincia di Cuneo – torna la Baìo; una delle feste più importanti e più antiche di tutto l’arco alpino.
La Baìo è una festa millenaria, a cadenza quinquennale, che commemora la cacciata dei Saraceni dalle montagne cuneesi messa in opera, nel tardo X secolo, dalle popolazioni locali riunitesi in veri e propri eserciti di montanari.
L’odierna Baìò di Sampeyre è formata da quattro “eserciti” facenti capo alle altrettante borgate di Piazzo (capoluogo), Rore, Calchesio e Villar; borgate che si differenziano – nei momenti di festa comune – grazie ad alcune particolarità delle proprie divise.
All’interno di ogni corteo sono riconoscibili dei personaggi con un ruolo preciso, grazie alla loro divisa, agli arnesi che hanno fra le mani ed alla posizione durante la sfilata.
In questo breve spazio non è possibile dilungarsi sul cerimoniale e lo svolgimento di questa festa, ci concentreremo allora sui suoi meravigliosi costumi; costumi che risalgono al XIX secolo, vengono tramandati di padre in figlio e non sono mai utilizzati al di fuori della Baìo.

 

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Alcuni figuranti in posa per una foto

 

La caratteristica estetica più interessante, oltre ai colori dei singoli tessuti degli abiti, è la presenza di coloratissimi nastri di seta decorati che vengono appuntati su giacche e copricapi rendendo ogni vestito unico e inimitabile.
Tra le figure più facili da individuare vi sono i Cavaliè (cavalieri) che, presenti solo nelle Baìò di Piazzo e Calchesio, a parte un comune elmo da dragone sabaudo, sono vestiti in nero nel capoluogo e in verde a Calchesio.
Un altro personaggio facilmente riconoscibile è lo Sapeur, ossia colui che è incaricato di rimuovere, con una grossa accetta che porta sulle spalle, i tronchi d’albero che ostacolano il cammino dei figuranti.
Lo Sapeur ha un abito nero, con grembiule bianco, decorato con stoffe colorate e a Piazzo indossa dei pantaloni bianchi.
Tra i costumi in assoluto più belli e ricchi c’è quello degli Uzoart, uomini armati chiamati a difendere i tesorieri delle singole borgate, che portano sulla testa una alta mitria (simile a quella che usano i vescovi) interamente ricoperta di coccarde colorate e dal cui retro pendono sgargianti nastri di seta.                                                                                                        Gli Uzoart di Piazzo e Calchesio vestono in nero mentre quelli di Rore indossano un abito composto da diversi tessuti con fantasie floreali che richiamano i colori del tricolore italiano.

 

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Uzoart di Rore

 

Tra le centinaia di figuranti c’è posto anche per i bambini, chiamati ad interpretare la parte delle Serazine (bambine) vestendo abiti bianchi che nella borgata di Villar sono invece rossi.
Vi sono poi divise che non si differenziano fra le varie borgate come quelle degli Abà, i capi di stato maggiore della Baìo, i quali oltre un elegante abito nero con la coda – decorato con coccarde e fasce colorate – portano in testa cappelli da ufficiali ottocenteschi interamente ricoperti, su un lato, da coccarde colorate.

 

 

 

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Membri dello stato maggiore della Baìo

 

 

Molti sono i siti internet e i testi dedicati alla Baìo così come crescente è l’interesse da parte del pubblico che di anno in anno è in costante aumento.

Il prossimo appuntamento con la manifestazione sarà nel 2023.

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