Tra umanità e animalità: l’iniziazione Orokaiva

Gli Orokaiva della Papua Nuova Guinea sono un popolo molto noto all’antropologia moderna soprattutto a causa del particolare rito di iniziazione che i bambini e le bambine di questa società devono attraversare per entrare nell’età adulta.
Come in molte società della regione, il simbolismo dei rituali di questo popolo si riferisce più e più volte ai maiali (principali animali domestici del luogo) e agli uccelli. Tra gli Orokaiva i maiali sono allevati con dolcezza ed amore e sono considerati molto simili agli esseri umani, tanto da essere chiamati “figli” dei propri padroni.
E’ proprio su quest’ultima metafora che pare concentrarsi gran parte del rituale di iniziazione Orokaiva.
Durante questa performance culturale, gli spiriti dei morti – ovvero adulti travestiti con piume – attaccano il villaggio dalla foresta, la loro dimora, e cacciano, a volte con estrema violenza, i giovanissimi iniziandi, riunendoli su una piattaforma che ricorda quella dove vengono uccisi i suini.

I bambini vengono così rapiti e portati nella foresta – la dimora delle ombre dei defunti – dove vivono in isolamento in una capanna, mentre apprendono i segreti degli spiriti e superano diverse prove. Durante questo periodo agli iniziati “crescono le piume”, e gli viene insegnato a danzare e a suonare alla maniera degli spiriti. Finito l’isolamento, gli iniziati rientrano nel villaggio proprio come spiriti, e vengono date loro le maschere e i costumi. Cacciano, come poco tempo prima erano stati cacciati loro stessi, questa volta i maiali veri, con i quali tutto il villaggio banchetterà subito dopo.

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Se questi mammiferi sono pensati come simili all’uomo, questo rituale evidenzia la fondamentale differenza che divide in questa cultura le due specie. E’ vero che il maiale condivide la quotidianità e la vita caduca con l’uomo. Esso muore. Esso deve morire affinchè l’uomo possa mangiarne le carni. In altre parole il maiale rappresenta la vita terrena, tangibile, quotidiana, il cui esito è la morte. L’uomo, però è qualcosa di più, per gli Orokaiva. Non è solo mortale, ma lascia indietro uno spirito, che nella loro lingua è letteralmente “essere che sopravvive alla morte”, che andrà a vivere nel luogo della staticità ancestrale, dell’immortalità: la foresta.

Nell’iniziazione i bambini sono trattati simbolicamente come suini; viene messa in scena la loro morte, la loro uccisione rituale; più in particolare viene rappresentata la morte della loro “animalità”, che viene conquistata, letteralmente requisita, dall’immortalità degli spiriti. Nella capanna della foresta gli iniziati acquisiscono l’immortalità degli uomini, e manifesteranno, tornando a casa propria, la sua vittoria sulla mortalità animale con una caccia (analoga a quella di cui erano stati loro stessi le vittime) ai suini del villaggio. Consumando le carni terrene della quotidianità, gli spiriti cacciatori vengono ricostituiti in quanto umani: mortali e immortali.
L’iniziazione Orokaiva non è che una delle tantissime strategie con cui l’uomo dà senso alla propria umanità, ed è particolarmente interessante proprio perchè evidenzia il rapporto tra essere umano e animale, o tra essere umano e mortalità, interpretandola in maniera più romantica.

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