La gravidanza di Beyoncé e l’occasione mancata: le Donne come madri e prostitute

Nolenti o volenti, nel 2017 é impossibile sfuggire all’influenza che ha la cultura pop sulla creazione dell’immaginario dei nostri stereotipi. In altre epoche, i fondamenti culturali di un popolo, dalle informazioni piú pratiche ai codici di valori, erano trasmessi alla massa dalle vetrate e dagli affreschi delle cattedrali o dalle formule fisse e dalle scene ricorrenti di bardi e aedi. Chiunque abbia fatto studi classici ricorda la definizione di “enciclopedia tribale” data da Eric Havelock ai poemi omerici. Secondo lo studioso, i poemi erano strutturati come un patchwork orale di tutti i saperi che era indispensabile non disperdere. Le minuziose, interminabili e ripetitive descrizioni sarebbero servite ad insegnare alle nuove generazioni come comportarsi in battaglia, come costruire imbarcazioni e come onorare gli dei. Oggi, pur senza un intento così apertamente didascalico, i media e la pop culture sembrano ricoprire la medesima funzione. Nonostante non abbiano il vantaggio di poter monopolizzare la scena, non va sottovalutato il loro impatto. Il bombardamento di citazioni, tipico di un’informazione sempre piú veloce e digitalizzata, anziché disperdere il significato riesce inoltre a rendere piú familiare e assimilabile un’immagine veicolata.

In quest’ottica, il modo in cui Beyoncé ha scelto di comunicare la sua gravidanza ha avuto in effetto apparentemente dirompente sul nostro immaginario. In maniera del tutto inaspettata, la popstar statunitense ha pubblicato su Instagram, mercoledì 1 febbraio 2017, una serie di foto che la ritraggono mentre. in elaborate pose, nuda o seminuda, mostra orgogliosa un pancione da quarto o quinto mese di gravidanza. É stata altrettanto intensa e sconvolgente la sua bellissima esibizione alla 59°cerimonia di premiazione dei Grammy lo scorso 12 febbraio a Los Angeles. Nessuno era infatti preparato alla visione di uno show tanto energico e sensuale da parte di una donna incinta. Per la nostra società é inaudito associare la maternità alla sensualità, così come l’intraprendenza di voler mantenere la propria immagine di donna forte e acuta businesswoman anche durante un momento che si é soliti ricondurre all’intimità del privato.

Riecheggia nella mente di molti italiani l’infelice dichiarazione del politico Guido Bertolaso che a, metà marzo 2016, bocciava la candidatura a sindaco di Roma della compagna di partito Giorgia Meloni, allora incinta, perchè avrebbe dovuto pensare a “fare la mamma”.

Non si può nemmeno evitare di pensare al recente, violento, tweet sessista con cui la showgirl Caterina Balivo ha attaccato la collega Diletta Leotta, ospite del Festival di Sanremo. Leotta, vittima di un furto di foto in rete durante lo scorso agosto, avrebbe reso meno credibile il proprio intervento contro il cyberbullismo vestendosi in maniera “troppo provocante”.

Si pensa infatti, soprattutto nel contesto italiano, che una donna possa percorrere solo due strade parallele. Una donna può essere Santa o Prostituta: una dicotomia senza alternative.

Ne parla la performance artist inglese Martha Mosse in uno dei suoi lavori piú recenti, The slut, the spinster and the perfect woman. La giovane artista, che si definisce “a feminist performance artist”, dopo approfonditi studi, ha individuato i tre archetipi della nostra rappresentazione di donna. In primo luogo, deve essere perfetta: il suo valore é determinato dalla capacità di aderire a determinati canoni, principalmente di bellezza.

Il modo accettato di essere é quello della perfect woman. Le aspettative sono talmente alte e irrealistiche che un profondo senso di insoddisfazione permea interamente la società, favorendo l’industria del fitness e della chirurgia plastica. Non é certamente soltanto la bellezza di una donna a decretarne il successo, ma il continuo rincorrere standard poco comuni alimenta un senso di inadeguatezza che paralizza. Una donna é e deve essere un oggetto di desiderio, la giustapposizione di parti perfette -un viso perfetto, gambe perfette, un sedere perfetto- perché la capacità decisionale spetta solo ad un intero. Un soggetto non può essere qualcosa di parcellizzato e spersonalizzato.

beyonce

Una donna deve essere infatti appetibile perchè non le é concesso rimanere sola. Il ticchettio dell’orologio biologico é una costante, minacciosa spada di Damocle che interferisce con la realizzazione sociale e lavorativa di chi sente stretto il ruolo di angelo del focolare. Uno scapolo si ammira perchè libero dalla routine familiare e lo si associa alla seduzione, alle feste, a compagne piú giovani. Alla sua controparte femminile si affibbia invece il nomignolo sgradevole di zitella, come fosse un incidente di percorso. Le zitelle, in inglese spinsters, si compatiscono: nessuno le ha volute.

Non sono madri,quindi, non sarebbero servite allo scopo dato loro dalla natura e la loro scelta non é socialmente accettata. É altrettanto grave travalicare i limiti concessi: bisogna essere sexy, ma non troppo sexy. Quando una donna decide di vivere la propria sessualità liberamente, come soggetto sessuale e non solo come oggetto del desiderio, la condanna sociale é fortissima. Il marchio di prostituta, slut, la rende automaticamente poco credibile e degna di rispetto, una creatura animalesca e senza controllo da isolare. Lo slut-shaming, l’umiliare una persona -in genere di sesso femminile- per la propria condotta sessuale reale o presunta, proviene inoltre indifferentemente da uomini e donne.

Beyoncè sembra stia contribuendo a rendere la nostra immagine di donna piú ampia e sfaccettata, anche se con fini commerciali. Nonostante tra gli uomini eterosessuali sia molto diffuso un certo immaginario erotico e pornografico legato alle milf, quello della donna attraente ma materna ed accogliente é ancora un tabù. Beyoncè esprime inoltre la propria carica sessuale con consapevolezza ed orgoglio, così come si emancipa dal ruolo di madre e basta. Madre, imprenditrice e oggetto del desiderio insieme: con estrema classe sta mostrando che é una combinazione possibile.

Tuttavia, la sua non é e non può essere una svolta culturale proprio per l’eccessiva artefazione. Nelle foto di Instagram così come ai Grammy ha ricalcato i modelli ieratici delle Madonne e delle Afroditi Rinascimentali, anche se in chiave pop. Se da un lato, la familiarità e l’eleganza delle immagini ne hanno facilitato il consumo e la diffusione, dall’altro hanno dato alla popstar la giustificazione dell’eccezionalità. Hanno, cioè, ritagliato per la sua situazione un mondo a parte, staccato dalla dimensione della donna comune.

 

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