Tra mito ed arte visiva – “Boitatà” ed altri brevi miti nell’arte di M. Leoni

Gli acquerelli di Leoni incontrano il mito, creando, con un gioco di colori ed immagini floreali, una rievocazione di antichi insegnamenti. Abbiamo già trattato della fusione tra la mitologia Indios e l’arte di Margherita Leoni qui. Con Mandioca” e “Come nacque il Mais, Leoni ha voluto mostrarci un mondo in cui forze sovrannaturali assumono spoglie antropomorfe, per vivere in mezzo all’uomo e per fargli dono di importanti insegnamenti alimentari.

Il valore del mito risiede anche nel suo essere depositario di regole per la convivenza con l’ambiente e norme sociali, il cui scopo converge nella sopravvivenza collettiva. Attraverso il mito si cerca di costruire le basi per un vivere comune, fondato su codici di comportamento, grazie alle quali si cerca di garantire la prosecuzione della specie e la salvezza dell’ordine sociale. Così, la sacralità del mito si fonde con l’insegnamento in esso racchiuso.

Uno dei temi che stanno molto a cuore alla pittrice bergamasca è il rispetto della natura ed il suo recupero, in termini di ecosistema di purezza ambientale e bellezza inestimabile. Questo non è solo un tema dell’oggi, ma qualcosa di molto importante anche nel tempo passato, dove un qualunque errore umano, come una caccia eccessivamente abbondante o l’incendio di un campo, poteva portare a lunghi periodi di carestie.

I tre miti seguenti ci mostrano un’accurata descrizione fisica, oltre che comportamentale, di alcune divinità ed esseri soprannaturali di fondamentale importanza nella mitologia Indios, il cui ruolo è quello di custodire la natura e fare in modo che l’uomo non disturbi gli equilibri naturali.

Curupira

Curupira, letteralmente “pelle dura” è, secondo gli Indios, il proprietario della foresta e lo spirito che la protegge. I suoi piedi sono girati al contrario, in modo che le sue impronte vadano nella direzione opposta e possa illudere chi voglia sfuggirgli, correndo nella direzione che giudicano essere quella contraria. Appartiene al Curupira anche una caratteristica fallica: ha due enormi testicoli oscillanti. Con questi il Curupira annuncia la sua presenza nella foresta, battendoli con forza contro i tronchi degli alberi e specialmente contro le radici aeree gigantesche che tanti alberi della foresta possiedono e che, quando percosse, risuonano fortemente. Oltre a questo è conosciuto per altre due peculiarità: occhi che splendono di notte e la sua stretta affinità con le tartarughe. Se qualche cacciatore abbatte più selvaggina di quella che può mangiare o portare fino al suo villaggio, il Curupira lo attacca immediatamente, trasformandolo in menomato o lo uccide con mezzi soprannaturali. Curupira è così il signore della foresta.

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Curupira, 2015

Cedro, Cedrella fissilis

Acquerello su carta

51×70 cm

Particolare

Boitatà

Il padre Josè de Anchieta* il 31 maggio 1560 scrisse che c’erano nelle spiagge alcuni fantasmi che vivevano la maggior parte del tempo nel mare e nei fiumi. Essi erano conosciuti come Boitatà, che significa “fatto di fuoco”. Non si vedeva altro se non un fascio scintillante che attaccava rapidamente gli Indios e li uccideva. Boitatà proteggeva i campi contro quelli che li incendiavano; come la stessa parola dice, il Boitatà è un serpente di fuoco che risiede nell’acqua. A volte si trasformava in un grosso ceppo di brace che uccideva per combustione quelli che incendiavano inutilmente i campi.

*(1534-1597) Sacerdote e missionario gesuita spagnolo, che ha dedicato la propria vita a cercare gli indigeni nelle foreste, per convertirli e convincerli ad abbandonare la vita nomade. Ha contribuito notevolmente alla letteratura brasiliana con innumerevoli scritti su argomenti come la religione, la poesia, la grammatica e la comunicazione, in lingua latina, portoghese, tupi e guaranti.

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Boitatà, 2015

Urucum, Bixa orellana

Acquerello su carta

51×70 cm

Particolare

 

Mapinguari

Mapinguari è un animale enorme, tutto peloso, che vive dentro la foresta. E’ il proprietario della foresta e degli animali. Ha unghie affilate, denti appuntiti, un occhio in testa e due bocche: una per mangiare e l’altra, nella sua pancia, per gridare. Quando grida emette suoni molto forti che fanno tremare la terra, chi lo sente impazzisce e si perde nella foresta. Il Mapinguari attaccai cacciatori che vogliono cacciare di sabato e domenica. Per ucciderlo bisogna colpirlo dentro la bocca sulla pancia nel momento in cui è aperta per gridare.

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Mapinguari, 2015

Panacélia, Solanum cernuum

Acquerello su carta

51×70 cm

Particolare

 

Analizzando questi tre miti, notiamo che Leoni ha scelto soggetti vegetali con caratteristiche particolarmente affini con quanto descritto nella narrazione.

Per quanto riguarda il primo, il Cedro Rosa è una specie rara originaria dell’America latina. E’ in via di estinzione a causa della massiccia deforestazione nella aree in cui si sviluppa. Il suo legno è estremamente pregiato e viene impiegato per diverse lavorazioni, dal mobilio agli strumenti musicali. Viene accostato al Curupira, signore della foresta, affinché la rievocazione del suo mito possa supplicare per la sopravvivenza dalla specie. Nel secondo mito, il rosso fiammeggiante in contrasto con il marrone del guscio dell’Achiote, sembra materializzare gli incendi narrati. In ultimo, la terza specie arborea è interamente ricoperta di peluria come il Mapinguari. Il fiore bianco e giallo, rappresenta simbolicamente le fauci spalancate dell’animale, aperte per gridare e stordire i cacciatori che stanno mancando di rispetto alle leggi di conservazione della foresta. L’uso del giallo è indicativo, in quanto in un contesto d’influenza psicologica dei colori, in una tonalità spenta induce uno stato di allerta e di tensione, alza la pressione e fa aumentare il battito cardiaco.

Immagine di testa:

Rodovia GO 206, 2011

Tecnica mista su telone di camion riciclato

125×170 cm

 

Bibliografia:

  1. Pau Brasil, Il mito verde di Margherita Leoni, Muse, Trento 2016, p. 86-87, 90-91, 100-101
  2. Libera interpretazione da J. G. Gruber, O livro das arvores. Ticuna, Hamburg Grafica Editora LTDA, Amazzonia, 1997
  3. Libera interpretazione da L. da Camara Cascudo, Dicionàrio do Folclotr Brasileiro, Global, Sao Paulo 2000
  4. Libera interpretazione da F. Huxley, Selvagens amàveis, Companhia Editora Nacional, Sao Paulo 1963

Sitografia:

http://www.santiebeati.it/dettaglio/56550

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