Storia di un popolo che amava gli alberi – Celti e simbolismo arboreo

I primi cenni storici sui Celti compaiono nel V secolo a.C. Erodoto ed Ecateo di Mileto sono alcuni dei molti scrittori greci e latini che, attraverso le loro testimonianze, hanno fatto giungere fino a noi importanti aspetti delle popolazioni celtiche in età precristiana. Ambedue confermano che intorno al 500 a.C. i Celti erano già sparsi per l’Europa centrale ed occidentale. Verso il 400 bande tribali invasero l’Italia settentrionale, altre si spinsero fino in Puglia ed in Sicilia. Nel 387 circa, i Celti misero sotto scacco Roma, conquistandola. Ad oriente, nel corso del IV secolo a.C., altre popolazioni celtiche penetrarono nei Carpazi e nei Balcani. Nel 279 passarono per la Grecia saccheggiando Delfi. Nell’anno successivo presero territorio in Asia Minore, in cui la regione Galazia porta ancora il nome della tribù dei Galati che in quegl’anni vi si stanziò. Dal III sec. in poi la loro storia inizia il suo declino, con attacchi continui a Nord dai Germani, a est dai Daci ed a sud dai Romani. I loro domini si sgretolarono fino a che il territorio celtico fu limitato unicamente alla Gallia, ove mantennero la propria indipendenza fino al 58-51 a.C. con la conquista di Cesare. Tempo dopo, anche in Britannia ed Irlanda vennero progressivamente repressi dalla dominanza straniera. Le lingue celtiche sopravvissute fino ad oggi sono limitate in piccole aree di Irlanda, Galles, Scozia e Bretagna.

Complessivamente, la simbologia dei Celti è un ambito delicato, dal momento che ci sono poche conoscenze accertate e di sicura validità. L’intera tradizione letteraria venne rilegata alla sola trasmissione orale, perdendosi in gran parte con l’estinzione della lingua gallica. Il mondo delle leggende è al contempo poliedrico ed un fulcro che convoglia in sé credenze di molti secoli, rendendo estremamente difficile stabilire l’esatta relazione tra tempo e spazio.

Gli alberi sono considerati oggetti di divinazione, adorazione e alberi-querciaculto animistico in tutti i continenti. Presso i Celti rivestivano particolare importanza culturale, religiosa e politica. Essi vengono accostati ad una vita lunga e sana, grazie alle capacità di diffondere ossigeno e rimarginare le proprie ferite con la resina. Sono anche il simbolo universale della vita: il loro fogliame cade ciclicamente sul terreno divenendo nutrimento, per poi ricrescere scandendo il ritmico susseguirsi delle stagioni, simboleggiando l’eterno rinascita e l’eterno ricominciare. Allo stesso modo, alberi che conservano il proprio manto divengono simbolo d’eternità e richiamo all’immortalità dell’anima. Assumono il ruolo di depositari della storia, in quanto nei loro tronchi viene segnato indelebilmente lo scorrere del tempo ed, in base alla forma e la dimensione dei loro anelli concentrici, imprimono nel proprio essere le condizioni climatiche in cui hanno vissuto.

L’incarnazione di quanto detto finora è l’Albero della vita ed il forte simbolismo ad esso legato. Un concetto che ritroviamo in moltissime culture, con il nome di Yggdrasil per i norreni, Irminsul per i sassoni o la albero-della-vitaCabala per gli ebrei ed altri. Nell’albero della vita dei Celti i rami e le radici formano nodi continui che finiscono per incontrarsi, facendo collimare con motivo ciclico il sopra con il sotto. Secondo alcune interpretazioni della simbologia celtica, le radici che affondano nel terreno sono il collegamento con i mondi inferiori, il tronco rappresenta il mondo in cui viviamo ed i rami che si protendono verso il cielo sono un legame con i mondi superiori. Le diramazioni chiuse ed i nodi simboleggiano la concatenazione di eventi di cui si compone la vita, gli ostacoli da affrontare e le strade senza uscita che capita di percorrere. Non è possibile individuare un inizio ed una fine della fitta ramificazione dei nodi dell’albero della vita. La loro natura ciclica li porta ad intrecciarsi all’infinito, rappresentando l’eternità della natura.

E’ noto che molte tribù hanno adorato determinati alberi come fossero dei, rivolgendo a loro riti sacri, come la cerimonia d’incoronazione del capo ed il matrimonio. Non vi sono certezze riguardo alla specie di appartenenza dell’albero della vita. Secondo alcuni popoli nordici potrebbero essere stati, per diverse ragioni, la betulla, il sorbo selvatico, il faggio, l’oleandro, il susino, il nocciolo, il tasso o la quercia. Ad esempio, il nocciolo cresceva perlopiù vicino alle fonti ed era considerato fonte d’ispirazione e conoscenza. I vapori del tasso sono velenosi ed in caso di contatto ravvicinato fanno perdere coscienza, ragion per la quale è considerato albero mediatore tra il presente ed il mondo trascendente. Le ghiande della quercia erano cibo invernale e, se assunte crude, inducevano trasformazioni nello stato di coscienza. I frutti del sorbo erano mezzi per guarire malattie e per collegarsi con l’altro mondo. In senso più generale, la credenza diffusa era che i frutti commestibili possedessero caratteristiche speciali per il corpo e lo spirito.

Molti nomi di persona vengono formati a partire da nomi di alberi, come, ad esempio, Mac Daro “figlio della quercia”, Mac Cuill “figlio del cespuglio di noccioline” e Dar Ibair “figlia dei tassi”. Facendo riferimento alle condizioni di vita ed allo stato di sviluppo dei Celti, il legno era un’indispensabile materia prima per scaldarsi e costruire abitazioni, oggetti della vita quotidiana, barche, strumenti musicali ed oggetti di culto. Alcuni alberi avevano impiego pratico, come il tiglio, il cui succo veniva usato per sbiancare i capelli e per renderli lisci e folti. Gli uomini di Cesare raccontavano con soggezione di come i Druidi, nei boschi isolati, svolgevano sacrifici umani e solevano incitare le tribù alla battaglia contro i Romani. Questa è una delle ragioni per il quale quando si desiderava nuocere a tribù celtiche – ed in generale anche ad altri popoli nordici adoratori di alberi – i boschi venivano bruciati e gli alberi venerati tagliati. Querce, lecci spinosi, tassi ed aceri erano frequentemente scelti come alberi per i boschi sacri.

alfabeto-ogam-320x200L’alfabeto di Ogham, scrittura segreta utilizzata dai Druidi ed alfabeto originario dei Celti, si basa su quindici consonanti e cinque vocali dell’alfabeto latino, le quali indicavano i nomi degli alberi e delle piante maggiormente venerati. In questo modo, l’albero diviene fonte d’ispirazione con l’intreccio dei suoi rami, che danno forma ai pensieri per mezzo di una grafia stilisticamente semplice. La scrittura oghamica è formata da una linea sopra cui vengono sviluppati segni perpendicolari e trasversali. Ogni lettera è associata ad un simbolo grafico ed a un mese dell’anno, motivo per il quale è noto anche come Calendario degli Alberi, il cui tempo era scandito dalle fasi lunari e comprendeva tredici mesi di ventotto giorni. Le restanti sette lettere indicavano giorni di particolare rilievo simbolico: equinozi, solstizi e feste religiose. Il calendario sotto riportato deriva dagli studi del saggista britannico Robert Graves, pubblicati nel 1946 in “La Dea Bianca”. Egli sostenne anche la teoria secondo cui i segni dell’alfabeto venivano tracciati dal basso verso l’alto, per mimare la crescita degli alberi e l’elevazione verso il regno celeste.

alberi-ed-alfabeto-di-ogham

Dalla letteratura celtica emerge un profondo legame tra l’uomo e l’albero. Indicativo è il caso di Blodeuedd, moglie di Lleu, che viene creata con fiori di salice, gemme di quercia ed olmaria. La Battaglia degli Alberi, in gallese Câd Goddeu, è un poema contenuto nel Libro di Taliesin, noto per un’ambiguità grammaticale ed un enigmatico simbolismo. Si apre con un’estesa dichiarazione in una coscienza onnisciente, che tra le varie solenni affermazioni, asserisce di aver assistito alla battaglia mossa dal Signore di Britannia, quando agli uomini venne consigliato di tramutarsi in alberi per affrontare il nemico. Il poema cita numerose specie arboree con diversi attributi e caratteristiche, rivelando anche fini sfumature caratteriali.

Sono stato in molte forme,
prima di conseguirne una congeniale.

[…]

Ero a Caer Fefynedd,
là si affrettavano erbe e alberi.
I viandanti li scorgono,
i guerrieri sono attoniti
al rinnovarsi di scontri
come quelli sostenuti da Gwydion.
Si invoca il Cielo,
e Cristo perché compia
la loro liberazione,
il Signore Onnipotente.
Se il Signore aveva risposto,
con formule magiche e magica arte,
assumete l’aspetto degli alberi più importanti,
con voi schierati
trattenete la gente
senza esperienze di battaglie.

[…]

Gli ontani in prima linea,
furono loro a dare l’inizio.
Il salice ed il sorbo selvatico
furono lenti a schierarsi.
Il susino è un albero
non amato dagli uomini;
di natura simile è il nespolo,
che vince una dura fatica.
Il fagiolo porta nella sua ombra
un esercito di fantasmi.
Il lampone costituisce
non il migliore tra i cibi.
Al riparo vivono
il ligustro e il caprifoglio,
e l’edera durante la sua stagione.
Grande è la ginestra spinosa in battaglia.
Il ciliegio era stato rimproverato.
La betulla, pur molto magnanima,
si schierò in ritardo;
non fu per codardia,
ma per le sue grandi dimensioni.
L’aspetto del [x]*
è quello di uno straniero e di un selvaggio.
Il pino nella corte,
forte in battaglia,
grandemente lodato da me
alla presenza di re,
gli olmi sono i suoi sudditi.
Non si volge di lato per lo spazio di un piede,
ma colpisce giusto nel mezzo,
e all’estremità più lontana.
Il nocciolo è il giudice,
le sue bacche sono la sua dote.
Benedetto è il ligustro.
Capi forti in guerra
sono il [x] e il gelso.
Prospero è il faggio.
L’agrifoglio verde scuro
fu molto coraggioso:
difeso da ogni lato delle punte,
che feriscono le mani.
I pioppi durevoli
molto franti in battaglia.
La felce spogliata;
le ginestre con la loro progenie:
il ginestrone non si comportò bene
finché fu domato.
L’erica offriva consolazione
confortando la gente.
Il ciliegio selvatico incalzava.
La quercia che si muove agilmente,
dinanzi a lei tremano cielo e terra,
robusto custode della porta contro il nemico
è il suo nome in ogni terra.
Il gittaione avvinto assieme
fu offerto per essere bruciato.
Altri furono respinti
a causa dei vuoti creati
dalla grande violenza
sul campo di battaglia.
Molto furente il [x]
crudele il cupo frassino.
Timido il castagno,
che rifugge dalla gioia.
Vi sarà una nera tenebra,
vi sarà un terremoto sul monte,
vi sarà una fornace purificatrice,
vi sarà in primo luogo una grande ondata,
e quando l’urlo verrà udito –
le cime del faggio stanno mettendo nuove foglie,
mutando e rinnovandosi dal loro stato avvizzito;
le cime della quercia sono aggrovigliate. […]

*Parti del testo originale mancanti

[Traduzione italiana di A. Pelissero dalla traduzione inglese tardo-ottocentesca di D.W. Nash, riportata da Robert Graves]

Questo componimento è stato frequentemente oggetto di studio nel XIX secolo, per ovviare alla sua difficile traduzione e trovare una chiave interpretativa. Graves sostenne che gli alberi che combatterono fossero le lettere dell’alfabeto oghamico ed, ancora, che il poeta originale avesse conciliato segreti druidici su un’antica religione matriarcale celtica, per timore della censura delle autorità cristiane. Nelle antiche Triadi gallesi, raccolta di nozioni storiche in forma epigrammatica a gruppi di tre, viene ricordata come una delle “Tre frivole battaglie di Britannia”, combattuta tra Arawn re di Annwn e i figli di Dôn.

L’immagine di un esercito di alberi è ricorrente nel folklore britannico, difatti appare in Macbeth di Shakespeare, che è stato d’ispirazione alla celebre Battaglia degli Ent de Il Signore degli Anelli di Tolkien e alle Cronache di Narnia di C. S. Lewis. Una traduzione del Câd Goddeu in sanscrito è citata anche in Star Wars: Episodio I – La minaccia fantasma.

 

Bibliografia:

Religioni dell’Eurasia (12º di 17 volumi dell’Enciclopedia delle religioni diretta da M. Eliade), Milano: Jaca Book, 2009.

Sabine Heinz, I Simboli dei Celti – Il fascino di un popolo straordinario, Edizioni Il Punto d’ Incontro, 2000

Sitografia:

https://wunderkammern.wordpress.com/2010/10/01/la-poesia-gallese-delle-origini-il-cad-goddeu/

Credits immagini:

http://www.tempiodellaninfa.net/public/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=34&MDPROSID=

http://alberiedintorni.blogspot.it/2011/03/storie-di-alberi-il-calendario-celtico.html

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