Miss Stevens, il catartico atto performativo del confronto

Qual è il primo cliché in cui ci si imbatte nel cinema americano quando si parla di un’insegnante di scuola superiore? In primo luogo non sono quasi mai giovani ed attraenti, se sono giovani, abitualmente sono scialbe e trasandate, infagottate in maglioni di lana infeltrita, struccate, con i capelli unti e quasi sempre raccolti. Sono serie, suscettibili, nevrotiche, astemie e candidamente nubili.
miss-stevensMa cosa succede se l’insegnante di letteratura ha ventinove anni, è insicura, timida, profonda, empatica, autoironica e nel bel mezzo di una crisi esistenziale? Prova ad illustrarcelo Julia Hart nel suo “Miss Stevens”.

Rachel Stevens guida una vecchia station wagon blu e ascolta solamente stazioni radiofoniche che trasmettono romantiche oldies vintage, insegna letteratura in un liceo di una piccola cittadina della California ed è amata da alunni e colleghi. Rachel viene scelta per accompagnare tre dei suoi studenti ad un concorso di arte drammatica, che garantisce fondi alle scuole rappresentate dai vincitori.

Il legame che, lungo il weekend, si instaurerà tra l’insegnante e Billy – l’alunno borderline, considerato da tutti asociale e sociopatico – lenirà e sanerà ferite dolorose mai richiuse. “Miss Stevens” non è un comune film indie incentrato sul confronto generazionale, bensì  sulla crescita personale e sull’elaborazione del proprio passato.

È anche un film sui sogni, sull’arte e sulle occasioni perse. Rachel e Billy condividono la medesima personalità, nonostante la esteriorizzino in maniera differente, il primo attraverso la chiusura in sé stesso, la seconda dietro alla simulazione di una tranquilla e surreale ordinarietà, troppo artificiosa per poter corrispondere a verità. Julia Hart sceglie, saggiamente, di concentrarsi sulle simmetrie generazionali: mette in luce le diversità per poi demolirle e riproporle come punti comuni di esistenze diametralmente opposte.

Rachel e Billy affrontano fasi diverse di crescita, ma nonostante ciò si trovano ad affrontare con maturità invertita la loro condizione di eremiti ai margini della società. La consapevolezza della crisi esistenziale viene celata e poi, tanto bruscamente quanto con intelligenza, messa in mostra, spogliata di ogni giudizio o commiserazione. Il confronto tra alunno e insegnante viene reso attraverso una vera e propria performance teatrale. miss-stivens-1

Le energie vengono prima incanalate, poi ce ne si libera violentemente e ci si prepara all’atto vero e proprio: la catartica rivelazione del proprio scheletro nell’armadio. Ciò che impressiona positivamente è la totale autenticità di Lily Rabe, che attraverso il doloroso passato di Rachel ripercorre un’analoga e dolorosa parentesi della sua vita – la prematura perdita della madre, l’attrice Jill Clayburgh.

“Miss Stevens” si rivela, dunque, una piacevole sorpresa, la prova di come le storie più ordinare possano ancora dar vita ad indagini profonde e strutturate. Nulla è scontato in questo piccolo film confezionato con cura, nulla è superfluo; ogni inquadratura si dimostra funzionale al fine del racconto, essenziale all’atto teatrale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *